Archivi tag: Mohammed bin Salman

Che fine ha fatto il Doge

Ph. Jose Luis Magana / Ap

(ilpost.it, 24 novembre 2025)

Il 20 febbraio del 2025 Elon Musk era sul palco di un’importante conferenza internazionale di politici di destra, e aveva tra le mani una motosega. Disse che era «una motosega per la burocrazia», cioè un simbolo del modo deciso e aggressivo con cui intendeva portare avanti il suo incarico a capo del Dipartimento per l’Efficienza del Governo (Doge nell’acronimo Inglese), l’ente per la riduzione della spesa pubblica creato dalla seconda amministrazione di Donald Trump.

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Infantino alla Casa Bianca: lo status politico globale del numero uno del calcio

David Sacks via X

di Paolo Tomaselli (corriere.it, 20 novembre 2025)

Sono trascorsi 3 anni da quel monologo di 61 minuti, alla vigilia del Mondiale in Qatar, con il quale Gianni Infantino entrò sulla scena della politica internazionale: «Oggi mi sento qatarino, arabo, africano, gay, disabile, mi sento un lavoratore migrante». Eppure la sua raccomandazione più accorata, in quel discorso che spaziava dal bullismo subìto da bambino figlio d’immigrati in Svizzera fino all’ipocrisia dell’Europa neocolonialista, era di segno opposto: «Pensate solo al calcio, please, please, please».

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L’educazione saudita di Nicolai Lilin

Ph. Andrea Chisesi

di Massimiliano Coccia (linkiesta.it, 27 novembre 2024)

Nicolai Lilin, al secolo Nikolaj Jur’evič Veržbickij, è conosciuto per il suo bestseller Educazione siberiana (Einaudi), un finto memoir in cui l’autore inventa di sana pianta radici familiari, l’esistenza di intere popolazioni che avrebbero popolato la Transinistria, e tentante rivoluzioni mai avvenute. Invenzioni che però gli sono valse molti riconoscimenti, presentazioni e contratti.

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Le star del calcio con un pallone insanguinato: i murales (poi rimossi) che condannano l’Arabia Saudita

(milano.corriere.it, 19/21 settembre 2023)

Lo street artist aleXsandro Palombo è tornato a “colpire” a Milano con una serie di murales allo stadio Meazza, ma anche in altri punti della città, per denunciare la violazione di diritti umani in Arabia Saudita, dove a tenere banco è però lo sport grazie all’arrivo di diversi calciatori europei sensibili ai petroldollari. Welcome to Saudi Arabia, il provocatorio slogan di Palombo.

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“Barbie” è stato vietato in più Paesi

(ilpost.it, 15 agosto 2023)

Lunedì il ministero della Cultura dell’Algeria, che ha tra le altre cose lo scopo di controllare i contenuti dei film proiettati nei cinema sul territorio, ha vietato la proiezione di Barbie, il popolarissimo film di Greta Gerwig già uscito nel Paese da qualche settimana. Secondo Reuters, che cita un giornale algerino, il ministero ritiene che il film «promuova l’omosessualità e altre devianze occidentali» e «non sia conforme alle credenze religiose e culturali dell’Algeria». In Algeria l’omosessualità e la transessualità sono illegali e punite col carcere.

Warner Bros Pictures

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L’Arabia Saudita vuole essere la Mecca dello sport e del divertimento

di Pierre Haski (France Inter / internazionale.it, 8 giugno 2023)

Questa settimana un importante annuncio ha fatto scalpore nel mondo del golf professionistico mondiale: tre circuiti in concorrenza tra loro hanno operato una fusione, mettendo fine a una sorta di “guerra civile”. In teoria non dovremmo occuparcene in questa rubrica di geopolitica, se non fosse per il ruolo ricoperto dall’Arabia Saudita. Il presidente della nuova entità si chiama infatti Yasir al Rumayyan, ed è il capo del fondo d’investimenti pubblico saudita.

Ph. Jeremy Suyker / Bloomberg – Getty Images

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La fidanzata di Khashoggi ha chiesto a Justin Bieber di non esibirsi in Arabia Saudita

di Maria Elena Marsico (tpi.it, 22 novembre 2021)

Hatice Cengiz, attivista turca, era la fidanzata di Jamal Khashoggi – il giornalista saudita ucciso nel 2018 – e ha chiesto a Justin Bieber di cancellare l’esibizione prevista il 5 dicembre in Arabia Saudita. Lo ha fatto pubblicando sul Washington Post una lettera indirizzata al cantante. «Caro Justin, poco più di tre anni fa, il mio fidanzato, editorialista e giornalista del Post, Jamal Khashoggi, è entrato nel consolato saudita a Istanbul credendo che avrebbe preso alcuni documenti necessari per il nostro imminente matrimonio. È stato invece assassinato da funzionari che agivano su ordine del principe ereditario saudita Mohammed bin Salman».

Getty Images

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