Il coraggio ucraino è un brand

di Selvaggia Lucarelli (editorialedomani.it, 13 aprile 2022)

“Sii coraggioso come l’Ucraina”. Ero andata a comprare un giornale in edicola e, con un certo stupore, ho notato questa scritta all’interno dello spazio pubblicitario su un lato del chiosco. Ho cercato di capire cosa fosse, ma ero in ritardo e ho pensato che fosse il titolo interventista di qualche rivista che mi era sfuggita. O un incitamento di Zelensky, ripreso dalla stampa. Ho continuato a camminare con una leggera inquietudine, visto che non mi sentivo esattamente all’altezza dell’esortazione. Il giorno dopo sono passata dalle parti di corso Como e sul palazzo di fronte a Eataly, sul cartellone luminoso in cima al tetto, a caratteri cubitali, mi appare di nuovo la scritta: “Sii coraggioso come l’Ucraina”. Decido di capire chi abbia interesse a convincermi di dover essere coraggiosa come uno Stato attualmente in guerra, in seguito a un’aggressione.

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Da Grillo a Bannon, il triste autunno dei piazzisti del populismo

di Francesco Cundari (linkiesta.it, 23 aprile 2022)

Se il trucco più riuscito del diavolo è stato convincerci che non esiste, la battuta migliore di Beppe Grillo è stata sostenere di aver fondato un movimento politico. Non era niente del genere, come si dimostra in questi giorni. Nel pieno della più grave crisi internazionale degli ultimi decenni, infatti, il fondatore del Movimento 5 Stelle è sceso a Roma per discutere con i vertici del suo partito, dal presidente (sub judice) Giuseppe Conte al presidente della Camera Roberto Fico, dal ministro Stefano Patuanelli ai capigruppo di Camera e Senato: per parlare della guerra in Ucraina? Dei rapporti con la Russia, delle sanzioni, dell’allargamento della Nato? Macché. Del blog. O per meglio dire, di soldi. Cioè dell’unico motivo per cui il «garante» del Movimento 5 Stelle ha messo in piedi l’uno e l’altro, il blog e il partito.

LaPresse

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Morta Letizia Battaglia, viva Letizia Battaglia

di Germano D’Acquisto (esquire.com, 14 aprile 2022)

Gesualdo Bufalino per descrivere la Sicilia (e i siciliani) parlava di luce e lutto. Di lampo radioso e tenebre profonda. E Letizia Battaglia, vero paradigma in carne ed ossa della Sicilia, incarnava l’assunto dello scrittore alla perfezione. Lei era proprio così. Luminosa e cupa, sfolgorante e malinconica, rosa e pallida. Nessuno meglio di lei ha raccontato l’isola degli ultimi 50 anni. Quella più dura, violenta e ribelle. Non solo donne in nero, ma donne in nero immerse nel dolore e nella dignità, nella violenza e nell’incanto. Diceva che per la Sicilia non c’era speranza eppure non riusciva a staccarsene, come il mollusco attaccato alla propria conchiglia. Era arrabbiata, delusa, eppure non smetteva mai di cercare fra i vicoli fatiscenti della Cala di Palermo figure femminili da ritrarre perché in loro ritrovava l’amore per la redenzione.

Ph. Giulio Napolitano / Getty Images

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Claudio Cecchetto vuole rendere Riccione Great Again

di Guia Soncini (linkiesta.it, 19 aprile 2022)

Per me Claudio Cecchetto avrà sempre i ventott’anni che aveva quando presentò il più superfragilistico Sanremo della storia, quello vinto da Alice che vestiva Coveri e cantava Battiato, quello con Sergio Leone presidente della giuria di qualità, quello col Gioca Jouer come sigla. Per me Claudio Cecchetto sarà sempre quello del Gioca Jouer, e mi fa impressione che ora lo intervistino giornalisti trentenni che si occupano di politica e non sanno cosa sia quella canzoncina moschicida (Cecchetto dice che è impossibile non la conoscano, non è mica stata canzone di formazione solo dell’infanzia mia, «io devo ringraziare le maestre d’asilo, la Lambada è difficile, il Gioca Jouer invece ha le istruzioni vocali»). Oggi Claudio Cecchetto compie settant’anni, non conduce più Sanremo ma i Sanremo di questo secolo continuano a essere pieni di scoperte sue («mezza televisione è mia», dice quando lo chiamo durante il picnic di Pasquetta: sembra il Pippo Baudo delle nostre giovinezze).

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The Queen: sette look per sette decadi di regno

di Ilaria Perrotta (vanityfair.it, 20 aprile 2022)

Prima di scrivere l’articolo, la domanda che ci/vi poniamo subito è: in settanta anni di regno quanti abiti avrà indossato la regina Elisabetta? Centinaia di migliaia, milioni forse? Davvero difficile, dunque, sceglierne sette, uno per decade di monarchia, rappresentativi della sua personale storia della moda e, in generale, di quella del costume che anche lei ha contribuito a scrivere in svariati decenni. Dato che, poi, questo 21 aprile Sua Maestà aggiunge un’altra candelina alla fila, lunghissima, di fiammelle sulla sua torta. Happy birthday to you Lilibet, 96 anni and simply the best in the world. Spesso unica donna in stanze piene di uomini, attraverso il suo regno ha visto arrivare e andarsene svariate tendenze. Tra i suoi più grandi successi c’è, sicuramente, l’aver costruito nel tempo uno stile iconico e libero da convenzioni modaiole.

theroyalfamily via Instagram

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La politicizzazione degli influencer russi

(ilpost.it, 12 aprile 2022)

Nelle ultime settimane, per controllare l’informazione sulla guerra in Ucraina, il governo russo ha rafforzato la censura sui siti di news che non si adeguavano alla versione governativa dei fatti e ha bloccato l’accesso a diversi social network. Le misure non hanno solo costretto diversi giornali russi a chiudere, su ordine dell’agenzia statale delle comunicazioni Roskomnadzor o in applicazione di una legge recente che definisce “fake news” tutto ciò che non è approvato dal governo; hanno anche costretto molti blogger e influencer russi, che con i social e le piattaforme on line lavoravano e guadagnavano, a riorganizzarsi per non perdere i propri follower e limitare i danni economici. Alcuni hanno deciso di lasciare il Paese e puntare su un pubblico internazionale, iniziando a creare contenuti in Inglese. Tantissimi altri stanno migrando in massa verso le piattaforme alternative approvate dal governo, che ha tutto l’interesse a controllare la circolazione dei contenuti on line e a usare gli influencer come strumento di propaganda.

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Morgan sta pensando di candidarsi con Sgarbi

di Alberto Di Majo (agi.it, 15 aprile 2022)

«Io candidato alle prossime elezioni? Ci sto pensando». Marco Castoldi, in arte Morgan, spiega all’Agi perché ha deciso di prendere in considerazione la proposta che gli ha rivolto pochi giorni fa Vittorio Sgarbi: far parte della lista che Rinascimento presenterà alle amministrative del 12 giugno a Verona o a Parma. «Di fronte all’azione politica sono affascinato e valuterò se questa ipotesi è realizzabile subito o tra un po’ di tempo. Non basta avere qualcosa da dire o una visione, bisogna anche saper svolgere il duro lavoro del politico». Certo, aggiunge Morgan, «non ho padroni e non sono corruttibile. Non sono né di destra né di sinistra, oggi non hanno più senso e non hanno la forza delle idee. Appartengo al pensiero filosofico dell’anarchia». Non gli piace l’espressione “discesa in campo”, «lo disse Berlusconi per usare un paragone calcistico» ricorda.

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Zelensky dice che si sente come Bill Murray in “Ricomincio da capo”

(ilpost.it, 16 aprile 2022)

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky è stato intervistato da Anne Applebaum e Jeffrey Goldberg dell’Atlantic. La conversazione ha toccato vari temi: tra le altre cose, Zelensky ha detto che l’ottimismo sull’esito della guerra attualmente espresso da molti americani ed europei è ingiustificato. Se i russi non vengono espulsi dalle province orientali, dice Zelensky, «possono ritornare al centro dell’Ucraina, e addirittura a Kiev. È possibile. Non è ancora il momento di dire che abbiamo vinto». Zelensky ha, inoltre, espresso una certa frustrazione rispetto alla ripetitività dei suoi colloqui con i leader mondiali. Come raccontano Applebaum e Goldberg, Zelensky infatti passa ore al telefono, su Zoom, su Skype, a rispondere alle domande di presidenti e primi ministri.

Ph. Evgeniy Maloletka / Ap

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Fedez ha lanciato una sua Fondazione

di Nicola Bambini (vanityfair.it, 11 aprile 2022)

L’impegno sociale di Fedez continua a crescere, in maniera sempre più strutturata. Dopo l’operazione al pancreas a causa di un tumore neuroendocrino, il rapper ha infatti lanciato la sua Fondazione, «una realtà filantropica, senza scopo di lucro, che opera su tre pilastri fondativi: il sociale, la solidarietà e la pubblica utilità». Un’importante iniziativa che segue una serie di recenti progetti portati avanti dall’artista e dalla moglie, Chiara Ferragni; su tutte la raccolta fondi per la costruzione di un nuovo reparto all’Ospedale San Raffaele di Milano per rispondere all’esplosione del Covid-19. La Fondazione Fedez E.T.S. (l’acronimo sta per Ente del Terzo Settore) «è, per esplicita e dichiarata intenzione del suo fondatore, la naturale evoluzione della responsabilità sociale dimostrata da Fedez nelle molte azioni concrete da lui messe in atto in prima persona nelle emergenze che il nostro Paese ha dovuto affrontare in questi ultimi difficilissimi mesi. Con la Fondazione tutto questo assumerà un orizzonte più ampio», si legge ancora sul comunicato on line, «in quanto la gestione della contingenza verrà coniugata con l’attività programmatica propria di un ente di questo tipo».

Fedez via Instagram

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