Lavrov su Rete4: il Ppe critica il programma ma dimentica Berlusconi

a cura di Annalisa Cangemi (fanpage.it, 2 maggio 2022)

L’intervento in esclusiva su Rete4 del ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, ospitato per un’intervista senza un vero contraddittorio, è stato duramente criticato. Il programma Zona Bianca, andato in onda ieri sera, e condotto da Giuseppe Brindisi, ha offerto uno spazio di propaganda nella tv italiana a uno dei più stretti collaboratori di Vladimir Putin, che ha potuto così rilanciare indisturbato diverse fake news. Il Partito Popolare Europeo (Ppe), in un tweet, ha criticato la trasmissione, rispondendo direttamente al profilo ufficiale di Zona Bianca. L’account del programma aveva postato un estratto dell’intervista di Lavrov, intento a smontare la notizia del massacro di Bucha e a presentare la “versione” del Cremlino, secondo cui la strage non sarebbe altro che un complotto dell’Occidente.

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L’informazione Rai è come una soap, con caratteristi scarsi e trame prevedibili

di Mario Lavia (linkiesta.it, 2 maggio 2022)

L’informazione Rai è allo sbando. Una grossa delusione per chi sperava in una Rai “draghiana”, orientata cioè nel senso di una maggiore “voglia” di approfondire seriamente i problemi, di caratterizzarsi per autorevolezza e credibilità. Un servizio pubblico serio. Macché. Proprio nel più tragico periodo della storia recente, la Rai sta dando il peggio di sé, declassando l’informazione a fiction, come ha denunciato il presidente della Commissione parlamentare di vigilanza Rai Alberto Barachini sul Corriere della Sera. In generale – non stiamo adesso parlando della sola Rai – i talk show, sempre più show, invece di essere momenti di informazione, dibattito e approfondimento sono pensati come fiction: la deriva è da anni in atto sulle reti Mediaset e poi de La7 (con poche, luminose eccezioni), ma da qualche mese anche sul programma principale di informazione del servizio pubblico, Cartabianca su Rai3 (lasciamo stare qui Report, che fa un’informazione basata sulla character assassination e su un giornalismo scandalistico).

Ph. Paolo Chiabrando / Unsplash

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I talk show italiani fanno informazione?

(ilpost.it, 23 aprile 2022)

Nelle ultime settimane i talk show italiani sono stati molto criticati per il modo in cui hanno seguito le vicende della guerra in Ucraina, ospitando in molti casi posizioni e versioni dei fatti controverse, quando non del tutto screditate e dimostrate come false. Le risposte più frequenti a queste critiche da parte di chi progetta e conduce i talk show alludono generalmente alla necessità di garantire una pluralità di opinioni nel dibattito, e di “dare l’opportunità di esprimerle ed eventualmente confutarle”: secondo molti però in questo atteggiamento ci sarebbe il tentativo di costruire appositamente uno sterile contraddittorio teatrale utile alla polemica e all’audience, ma a costo di dare spazio a falsità su argomenti per i quali la verità è già stata ampiamente accertata. «Il dibattito è normale, è normale non essere d’accordo. Il problema è quando il livello di conoscenza dell’argomento da parte di alcuni ospiti non è sufficiente a instaurarne uno», dice Olga Tokariuk, giornalista ucraina che ha collaborato a lungo coi media italiani e ultimamente ha rifiutato molti inviti.

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Lundini ha fatto la satira dei concertoni al concertone del Primo Maggio, ma nessuno se n’è accorto

(ilfoglio.it, 1° maggio 2022)

Valerio Lundini è salito sul palco del concertone del Primo Maggio verso le sette di sera e diverse ore di musica infarcita da discorsi sulla guerra e sulla pace che seguivano i canoni della più tradizionale retorica pacifista della sinistra italiana. Il comico romano ha cantato La guerra è brutta, accompagnato dai VazzaNikki. Una canzone che è il concentrato proprio di quelle frasi che si erano sentite sino a pochi istanti prima: “non servono le armi”, “non servono i bunker”, “perché solo la musica ci può salvare dall’imminente scoppio di un conflitto mondiale”. Insomma, niente di nuovo, non fosse per il “perché più di qualunque proiettile è potente la nostra retorica”, che era una dichiarazione di intenti, un modo per avvisare gli spettatori, un modo per dire sì, sto proprio parlando di voi, sto ironizzando su di voi, proprio su di voi.

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Le battute di Joe Biden alla cena dei corrispondenti

(ilpost.it, 1° maggio 2022)

Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha partecipato alla “cena dei corrispondenti della Casa Bianca”, un evento storico della politica americana che si è tenuto per decenni all’hotel Washington Hilton e nel quale tradizionalmente il presidente si esibisce in una serie di battute comiche davanti ai giornalisti che seguono la sua amministrazione. Quella di quest’anno, però, era la prima cena dei corrispondenti con un presidente in sei anni: nel 2020 e nel 2021 era stata annullata per via della pandemia, e prima era stata disertata da Donald Trump, che aveva notoriamente un pessimo rapporto con la maggior parte della stampa. Biden, in una delle sue battute, ha scherzato proprio su questo: «È la prima volta in sei anni che un presidente partecipa a questa cena. È comprensibile, abbiamo avuto un flagello orribile, seguito da due anni di Covid».

Ph. Patrick Semansky / Ap

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Repubblicani contro Disney: una strana inversione delle parti

di Mariarosa Mancuso (ilfoglio.it, 23 aprile 2022)

Il buon funzionamento del Magic Kingdom di Walt Disney in Florida era garantito (secondo un articolo uscito due giorni fa sul New York Times) da 38 lobbisti al lavoro nella Capitale. Da generosi contributi bipartisan, versati a democratici e repubblicani. Da 5 miliardi di tasse pagate. Dai posti di lavoro, dalle ricadute su alberghi e ristoranti, soprattutto dall’aver trasformato Orlando in una delle capitali turistiche dal pianeta: 50 milioni di visitatori l’anno, pandemia esclusa che ha picchiato duro sui bilanci. Il Magic Kingdom era anche un distretto fiscale a sé, con il nome di Reedy Creek Improvement District. Non proprio un paradiso ma sicuramente un privilegio, concesso dallo Stato della Florida 55 anni fa. Una sorta di autogestione, che ora sta per finire. L’ha revocata il governatore Ron DeSantis, ultima mossa di una battaglia che oppone la Disney ai repubblicani.

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L’attivismo su TikTok è concreto o virtuale?

di Yezers, a cura di Ellen Stephany Vanegas (huffingtonpost.it, 12 aprile 2022)

L’uso propagandistico dei social media è cosa assai nota. Negli anni Trenta c’era la radio, oggi c’è Meta, la vecchia Facebook, al centro di numerose critiche a seguito dello scandalo Cambridge Analytica. I social media, nati come nuove forme di comunicazione e innovazione, ben presto si sono rivelati essere terreno fertile per la diffusione di fake news, che alimentano la rabbia sociale, canalizzata in campagne d’incitamento all’odio, troppo spesso riconducibili a correnti politiche di estrema destra. I partiti progressisti, infatti, hanno fallito là dove i partiti di destra sono riusciti: nella comunicazione. La macchina propagandistica della destra statunitense ed europea è riuscita, infatti, tramite l’uso dei social media, ad attrarre a sé quell’elettorato più distante dalla scena politica tradizionale, i cosiddetti “left-behind”.

Reuters

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Omaggio a Elisabetta II, ecco la Barbie in versione Regina

di Simona Marchetti (corriere.it, 21 aprile 2022)

Barbie diventa Regina. Nel giorno del 96° compleanno di Elisabetta II, la Mattel ha presentato una Barbie della sua Tribute Collection fatta a immagine e somiglianza di Sua Maestà per celebrare lo storico Giubileo di Platino della monarca più longeva della storia britannica. La Mattel, la storica casa madre della bambola più famosa al mondo, ha deciso di omaggiare la sovrana del Regno Unito che si appresta a celebrare settanta anni di regno. E lo ha fatto oggi, nel giorno del 96esimo compleanno di Elisabetta II. Sul sito di Amazon, l’unico store italiano in cui era in vendita, è andata esaurita in pochi minuti. La bambola (in vendita anche da Harrods, Hamley’s, Selfridges e John Lewis — costo 75 dollari, ovvero 69 euro) è basata su un ritratto della regina commissionato nel 2012 per i suoi sessanta anni di regno, mentre il look riprende quello sfoggiato dalla sovrana in occasione della visita a Londra di Donald e Ivana Trump nel 2019.

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Venghino signori, venghino: adesso Dibba ci dà lezioni di politica

di Massimiliano Panarari (lastampa.it, 22 aprile 2022)

«Votantonio, Votantonio!». Da oggi, al prezzo davvero modico di soli 39 euro (offertissima per chi si iscrive entro il 27 aprile), ogni aspirante candidato può «apprendere le strategie più efficaci da usare in campagna elettorale per ottenere il miglior risultato alle elezioni di giugno». Parola di Alessandro Di Battista, guest star di un «corso online di Comunicazione Politica per i candidati alle elezioni amministrative 2022», organizzato dal consulente della materia Marco Venturini, che si alternerà negli insegnamenti all’ex portavoce del M5S e già suo popolarissimo frontman. La corsite in Italia, si sa, è un fenomeno di massa, e una docenza non si nega a nessuno, men che meno a un politico-celebrità “in sonno” che ha infervorato piazze fisiche e virtuali quando la spinta propulsiva del movimentismo grillino sembrava irresistibile.

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