Flavia Vento grida “Svegliateviiiiiii” e fa 2mila like

di Andrea Cangini (huffingtonpost.it, 9 maggio 2022)

Nei giorni scorsi mi sono imbattuto in un tweet di Flavia Vento, la showgirl assurta a chiara fama per aver interpretato il ruolo di valletta singolarmente accovacciata all’interno di una gabbia in plexiglas usata a mo’ di tavolino dal conduttore. Una prova impegnativa per il corpo, per la mente e fors’anche per lo spirito. Segno evidente, perciò, di una non consueta capacità di adattamento. Il tweet di Flavia Vento mi ha colpito per il tono imperativo e per l’originale strascico delle vocali finali di molte delle poche parole di cui si componeva. Eccolo: “Svegliateviiiiiii vi stanno prendendo per il culooooo svegliaaaaaaa”. Al pari d’ogni segno di interpunzione, soggetto e complemento oggetto sono affidati alla libera interpretazione del singolo lettore. Il che, secondo le più recenti interpretazioni, fa della Vento una vera liberale.

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Un Eurovision diverso dal solito

(ilpost.it, 7 maggio 2022)

Fra martedì 10 e sabato 14 maggio si terrà a Torino l’Eurovision Song Contest, il più famoso e seguito concorso musicale al mondo, a cui partecipano una quarantina di Paesi e che ogni anno attira decine di milioni di spettatori sparsi nel mondo, specialmente in Europa ma anche in alcuni Stati di altri continenti che nel tempo si sono affezionati alla competizione. L’edizione di quest’anno si disputerà a Torino perché la scorsa, tenuta a Rotterdam, nei Paesi Bassi, era stata vinta dalla band italiana dei Måneskin: da regolamento, il Paese vincitore è tenuto a ospitare l’edizione dell’anno successivo. Sarà comunque un Eurovision un po’ diverso da quelli a cui abbiamo assistito negli ultimi anni, in quanto il primo da una trentina d’anni a svolgersi durante una guerra in Europa: nel 1993 e nel 1994 si combatteva in Bosnia ed Erzegovina, oggi in Ucraina a causa dell’invasione della Russia.

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Bono e The Edge a Kiev, concerto nella metropolitana

(ansa.it, 9 maggio 2022)

Sunday Bloody Sunday, è un’altra sanguinosa domenica in Ucraina. Le note della celebre canzone degli U2, ispirata ai fatti di Derry di cinquant’anni fa, risuonano nei tunnel della metropolitana di Kiev, mentre in superficie si moltiplicano gli allarmi anti-aereo. Bono e The Edge hanno deciso di omaggiare il coraggio dei “combattenti per la libertà” con un concerto a sorpresa nella stazione bunker di Khreshchatyk, la stessa che un paio di settimane fa ospitò la conferenza stampa fiume del presidente Volodymyr Zelensky. «La gente in Ucraina sta combattendo anche per tutti noi che amiamo la libertà», ha detto la leggenda del rock, ricordando il passato conflitto nell’Irlanda del Nord contro un “vicino potente”. «Preghiamo che possiate godere presto di un po’ di quella pace», ha aggiunto Bono tra un brano e l’altro, per un pubblico ristretto e selezionato, tra cui alcuni militari e il ministro della Cultura e dell’Informazione ucraino, Oleksandr Tkachenko.

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Kalush Orchestra, la band ucraina all’Eurovision

(ilpost.it, 8 maggio 2022)

I favoriti per la vittoria della prossima edizione dell’Eurovision Song Contest, il concorso musicale più grande del mondo, sono i Kalush Orchestra, gruppo hip-hop che rappresenterà l’Ucraina alla manifestazione che si terrà a Torino dal 10 al 14 maggio. Le previsioni sembrano essere più legate alla situazione in corso in Ucraina che all’eccezionalità della canzone. Gli uomini ucraini tra i 18 e i 60 anni non possono lasciare il Paese per via della guerra contro la Russia, ma i Kalush Orchestra hanno ottenuto un permesso speciale e all’Eurovision si esibiranno con una canzone intitolata Stefania, dedicata alla madre di uno di loro. Nel frattempo, quando non sono impegnati nelle prove e nei concerti promozionali, i membri del gruppo si stanno dedicando a varie attività per sostenere la popolazione e le truppe ucraine. I Kalush Orchestra si sono formati nel 2019 come terzetto e portano il nome della città occidentale di Kaluš, ai piedi dei monti Carpazi, dove è nato Oleh Psyuk, il rapper della band.

Ph. Maksim Fesenko / Eurovision Song Contest

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Dalla politica al marketing, la rinnovata prevalenza della fede sulla fiducia

di Giacomo Papi (ilfoglio.it, 16 aprile 2022)

Mi sembra che molto di quanto sta accadendo in questo secolo – dall’11 settembre ai No vax, da Chiara Ferragni a Gucci, da QAnon al negazionismo su Bucha – possa essere spiegato con la differenza tra fede e fiducia. Non parlo soltanto di fede religiosa, per quanto centrale sia stato e sia il terrorismo islamico negli ultimi trent’anni. Parlo del fatto che la fede sta tornando a prevalere sulla fiducia in ogni campo, dalla politica al marketing. Parlo del fatto che a decidere l’identità e l’appartenenza di masse sempre più grandi di persone, e a determinare quindi che cosa debba essere considerato vero e reale, sia sempre di più l’atto di credere. Quando parliamo di fake news, quando ci chiediamo come mai il movimento No vax sia così esteso e come possa essere possibile che in tanti, non solo in Russia, pensino che le stragi in Ucraina siano una montatura, ci stiamo meravigliando del fatto che esiste un’umanità che ha una fede alternativa alla nostra.

LaPresse

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Giacca di Zelensky battuta all’asta a Londra per 90mila sterline

(agi.it, 7 maggio 2022)

È stato battuto all’asta a Londra per 90mila sterline (circa 105.000 euro – N.d.C.) uno degli ormai famosi pile verde militare che il presidente ucraino Volodymyr Zelensky indossa quotidianamente: i fondi saranno devoluti a favore dell’Ucraina. Era stato lo stesso premier britannico Boris Johnson a spingere per le offerte, sostenendo che il pile valesse molto di più del prezzo di vendita iniziale, 50mila sterline. L’evento, che si è tenuto alla Tate Modern, ha raccolto fondi che saranno destinati agli aiuti umanitari nel martoriato Paese. Prima dell’asta, lo stesso Zelensky ha tenuto un discorso in collegamento video, elogiando il Regno Unito e il “coraggioso Boris”, che, quando ha visitato Kiev, ha camminato con lui per le strade della Capitale.

Reuters

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Lady Gaga contro la Russia di Putin

(fanpage.it, 1° maggio 2022)

Lady Gaga continua a prendere una posizione netta sulla guerra in Ucraina, e continua la sua personale battaglia contro la Russia di Putin. Una battaglia che va avanti dal 2012, quando, durante un concerto in Russia, appunto, criticò le leggi sui diritti per le persone LGBTQI+ e, anzi, lanciò una provocazione al governo chiedendo di essere arrestata. Adesso, durante un concerto a Las Vegas, la cantante, oltre a confermare il suo supporto all’Ucraina invasa, come già fatto nelle scorse settimane, è stata ripresa proprio mentre diceva: «Mi avrebbero dovuto arrestare in Russia quando ne hanno avuto la possibilità», facendo chiaramente riferimento al concerto di Mosca di dieci anni fa. «Ho detto loro di ammanettarmi, mi sono presentata lì con le truppe. Sono stati stupidi quel giorno, e sono ancora stupidi oggi», ha detto provocatoriamente Lady Gaga.

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DiCaprio-Bolsonaro, scontro sull’Amazzonia via social

(adnkronos.com, 30 aprile 2022)

Il presidente brasiliano Jair Bolsonaro ha risposto a Leonardo DiCaprio dopo che l’attore hollywoodiano, fervente ambientalista, ha esortato i giovani del Paese a votare alle elezioni di fine anno. «Il Brasile ospita l’Amazzonia e altri ecosistemi critici per il cambiamento climatico», ha scritto giovedì DiCaprio su Twitter. «Quello che succede lì conta per tutti noi e il voto dei giovani è fondamentale per guidare il cambiamento per un pianeta sano», ha aggiunto. Bolsonaro, che ha tagliato i fondi per la tutela ambientale, ha risposto con sarcasmo. «Grazie per il tuo sostegno, Leo! È davvero importante che tutti i brasiliani votino alle prossime elezioni», ha twittato il leader di estrema destra, in carica dal 2019. «Il nostro popolo deciderà se vuole mantenere la nostra sovranità sull’Amazzonia o essere governato da criminali che servono interessi stranieri».

LR / Afp

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Il mare largo del potere

di Andrea Venanzoni (ilfoglio.it, 2 maggio 2022)

Nella convention milanese di Fratelli d’Italia sciabordava, in metafora e in potenza simbolica, il suono del mare largo. Chiamati a punteggiare la costruzione del soggetto politico meloniano nella strada, pardon nella navigazione verso il governo del Paese, le figure marinare e il mare sono stati evocati a piè sospinto. «Noi siamo navigatori», ha ricordato Giorgia Meloni. Che ha poi rivolto un avviso ai “naviganti” di sinistra, sul fatto che saranno battuti. E ancora: la leader del partito dal palco ha raffigurato la dicotomica distinzione tra il “surfista”, che tende a scivolare sulla sommità delle onde e in certa misura a esserne guidato, e appunto il “navigatore” che al contrario domina le correnti e le intemperie oceaniche. Se a questo aggiungiamo che tra i punti programmatici è stata ipotizzata la costituzione di un Ministero del Mare potrebbe dirsi che il cerchio davvero si chiude.

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