Archivi tag: antipolitica

Il caso attorno al corpo di John McAfee

(ilpost.it, 23 giugno 2022)

John McAfee, il milionario statunitense noto per avere fondato la società di antivirus per computer che porta il suo nome, è morto un anno fa ma il suo corpo si trova tuttora in un obitorio a Barcellona, in Spagna: ci rimarrà fino a che non sarà chiuso il caso legale intorno alla sua autopsia. Al momento della morte McAfee si trovava nel carcere di Sant Esteve Sesrovires per alcune accuse di evasione fiscale negli Stati Uniti e un tribunale di Madrid aveva appena autorizzato la sua estradizione nel Paese. Secondo l’autopsia si suicidò, conclusione contestata dalla famiglia di McAfee che ha chiesto ulteriori esami: un giudice spagnolo ha respinto la richiesta, ma la famiglia ha fatto appello contro la decisione. Fino a che non ci sarà stata una pronuncia in merito, il corpo di McAfee rimarrà nello stesso obitorio dove fu eseguita l’autopsia.

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Damiano Tommasi, un candidato diverso

(ilpost.it, 4 giugno 2022)

Damiano Tommasi, ex calciatore nonché a lungo presidente del Sindacato dei calciatori, è entrato in politica senza seguire le logiche della politica né le regole della sua comunicazione. Il suo programma consiste soprattutto in un manifesto di valori, a tratti sembra dire cose retoriche o molto generiche e si rifiuta di attaccare i suoi avversari. Chi lo ha incontrato nelle piazze durante la campagna elettorale lo ha trovato «genuino», «idealista», «una persona estremamente per bene», che nella caotica e aggressiva politica veronese sono qualità un po’ aliene. Tommasi si presenterà alle elezioni di Verona del prossimo 12 giugno insieme ad altri cinque candidati, tra cui il sindaco uscente Federico Sboarina e l’ex sindaco Flavio Tosi. È sostenuto da una coalizione molto larga che comprende diversi partiti dell’area del centrosinistra: «Ma viene detto troppo poco», racconta, «che io non sono iscritto ad alcun partito».

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Quanto pesa TikTok nelle elezioni in Colombia?

di Martina Maria Mancassola (giornalettismo.com, 31 maggio 2022)

Gli elettori in Colombia vogliono un cambiamento epocale e lo hanno dimostrato votando, dato che non hanno mai eletto un candidato di sinistra, Gustavo Petro, sebbene quest’ultimo non abbia ottenuto il 50% necessario per vincere a titolo definitivo. Al secondo turno si unisce a lui Rodolfo Hernández, la cui campagna sui social media si sta rivelando di successo tra gli elettori. I candidati hanno trascorsi diversi e gli elettori dovranno decidere quale tipo di cambiamento vogliono prima di votare nel ballottaggio del 19 giugno. Quando è iniziata la campagna per la presidenza, Hernández era praticamente sconosciuto fuori dalla sua città – di cui è stato sindaco dal 2016 al 2019 –, ma da quanto ha iniziato a utilizzare TikTok pubblicando suoi video, in poco tempo ha raggiunto tantissimi followers. Insomma, quanto sta incidendo TikTok sulle elezioni in Colombia?

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Giarrusso su Giarrusso

di Luciano Capone (ilfoglio.it, 25 maggio 2022)

Voltagabbana, traditori, cazzari, scilipotini, ladri di voti. Sono solo alcuni degli epiteti con cui Dino detto iena Giarrusso definiva i suoi colleghi di Partito che avevano deciso di lasciare il M5S perché in dissenso con la linea politica, senza però dimettersi. Che è poi esattamente ciò che ha appena fatto Giarrusso: «Annuncio che lascerò il MoVimento 5 Stelle» ha detto alla trasmissione Coffee Break su La 7. «Già so la delusione di tantissime persone che mi scrivono e mi chiedono di non mollare e so che farò la gioia di tanti che nel MoVimento mi hanno sempre combattuto». L’europarlamentare, da tempo in dissidio con la linea di Giuseppe Conte, esce dal M5S per fondare un movimento alternativo con gli altri “voltagabbana”, “traditori”, “cazzari” e “ladri di voti” come lui. Perché anche Giarrusso, proprio come i suoi predecessori, non ha intenzione di lasciare il seggio a Bruxelles e tutti i relativi “privilegi” (li chiamavano così, no?) come imporrebbero le sacre regole del MoVimento che si era impegnato a rispettare.

Dino Giarrusso via Twitter

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Flavia Vento grida “Svegliateviiiiiii” e fa 2mila like

di Andrea Cangini (huffingtonpost.it, 9 maggio 2022)

Nei giorni scorsi mi sono imbattuto in un tweet di Flavia Vento, la showgirl assurta a chiara fama per aver interpretato il ruolo di valletta singolarmente accovacciata all’interno di una gabbia in plexiglas usata a mo’ di tavolino dal conduttore. Una prova impegnativa per il corpo, per la mente e fors’anche per lo spirito. Segno evidente, perciò, di una non consueta capacità di adattamento. Il tweet di Flavia Vento mi ha colpito per il tono imperativo e per l’originale strascico delle vocali finali di molte delle poche parole di cui si componeva. Eccolo: “Svegliateviiiiiii vi stanno prendendo per il culooooo svegliaaaaaaa”. Al pari d’ogni segno di interpunzione, soggetto e complemento oggetto sono affidati alla libera interpretazione del singolo lettore. Il che, secondo le più recenti interpretazioni, fa della Vento una vera liberale.

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Da Grillo a Bannon, il triste autunno dei piazzisti del populismo

di Francesco Cundari (linkiesta.it, 23 aprile 2022)

Se il trucco più riuscito del diavolo è stato convincerci che non esiste, la battuta migliore di Beppe Grillo è stata sostenere di aver fondato un movimento politico. Non era niente del genere, come si dimostra in questi giorni. Nel pieno della più grave crisi internazionale degli ultimi decenni, infatti, il fondatore del Movimento 5 Stelle è sceso a Roma per discutere con i vertici del suo partito, dal presidente (sub judice) Giuseppe Conte al presidente della Camera Roberto Fico, dal ministro Stefano Patuanelli ai capigruppo di Camera e Senato: per parlare della guerra in Ucraina? Dei rapporti con la Russia, delle sanzioni, dell’allargamento della Nato? Macché. Del blog. O per meglio dire, di soldi. Cioè dell’unico motivo per cui il «garante» del Movimento 5 Stelle ha messo in piedi l’uno e l’altro, il blog e il partito.

LaPresse

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Archiviare populismo e sovranismo

di Giorgio Merlo (huffingtonpost.it, 21 marzo 2022)

Lo scenario politico è cambiato. È profondamente cambiato. Già prima dell’invasione russa nei confronti dell’Ucraina e di una guerra che è destinata a mutare definitivamente gli equilibri geopolitici mondiali. E, di conseguenza, anche il ruolo e la “mission” della stessa Europa. Ci sarà un cambiamento profondo di fronte al quale tutte le forze politiche debbono misurarsi. Di destra, di sinistra e di centro. È inutile attardarsi in analisi virtuali pensando che, dopo la fase cruenta di questa invasione, tutto possa ritornare come prima. E questo per una semplice ma, al contempo, grande ragione. E cioè, quando la politica estera diventa centrale e determinante per elaborare un progetto politico da un lato e tracciare le alleanze politiche ed elettorali dall’altro, è addirittura scontato che il quadro nel suo insieme è destinato a cambiare in profondità.

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Perché sarebbe impossibile girare “House of Cards” al Cremlino

di Riccardo Chiaberge (linkiesta.it, 17 marzo 2022)

«Voi dov’eravate?» è il tormentone dei militonti rossobruni che scorrazzano sui social e in tivù, in questi giorni di guerra. «Dov’eravate quando l’Occidente bombardava Belgrado?». «E quando la Siria veniva rasa al suolo?». «Dov’era Ursula von der Leyen mentre la Nato faceva colossali esercitazioni al confine polacco?». «E voi, dov’eravate quando i bambini dello Yemen venivano uccisi dai missili sauditi?». «E allora l’Iraq? E allora l’Afghanistan?». Sembra di essere tornati ai tempi del «Parlateci di Bibbiano». Il metodo Bibbiano applicato alla geopolitica. E invece la domanda giusta dovrebbe essere: «Dov’eravamo, noi tutti? Dove avevamo la testa, negli ultimi venti anni?».

Showtime

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Le elezioni hanno conseguenze: un comico come presidente

di Christian Rocca (linkiesta.it, 23 febbraio 2022)

L’Ucraina è un Paese complicato e gigantesco, più grande della Germania, con un forte spirito nazionalista, una spiccata tensione europea e un contrastato rapporto di diffidenza nei confronti di Mosca. Vladimir Putin ha detto che la nazione ucraina in realtà è una creazione posticcia di Lenin, per cui se davvero gli ucraini si professano anticomunisti viscerali come dicono di essere dovrebbero rinunciare anche alle pretese nazionali che gli furono artificialmente attribuite dall’Unione Sovietica. Intanto Putin si è pappato la regione del Donbass, dove c’è una forte minoranza russofona alimentata dai suoi ceffi e dai suoi rubli, dopo aver già digerito per bene la Crimea.

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L’altra cosa successa il 6 gennaio 2021 a Washington

(ilpost.it, 7 gennaio 2022)

Il 6 gennaio 2021 a Washington, negli Stati Uniti, poco prima che i sostenitori di Donald Trump entrassero con la forza nella sede del Congresso, un gruppo di agenti di polizia e dell’Fbi trovò e disinnescò due bombe artigianali sotto gli uffici degli organi principali dei due partiti americani, quello Democratico e quello Repubblicano. La notizia finì rapidamente in secondo piano, scalzata dalle violenze in corso qualche chilometro più in là. E mentre, a distanza di un anno, sappiamo quasi tutto sull’attacco al Congresso, dopo innumerevoli inchieste giornalistiche sul tema e più di settecento persone incriminate dalle autorità federali, non si può dire la stessa cosa delle due bombe artigianali.

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