Il virus e il tricolore

di Antonio Del Giudice (blitzquotidiano.it, 27 maggio 2020)

Maschere e Coronavirus. Avendo io una storia di pugliese girovago per l’Italia, da Milano a Palermo, mi sorprendo tutte le volte che guardo la bandiera nazionale. Il tricolore mi parla dell’unità d’Italia e per me finisce lì. Sono d’accordo, cum grano salis, con chi giudica il nostro popolo migliore delle sue classi dirigenti. Ma mi fermerei ai periodi calamitosi: guerre, terremoti, alluvioni, Coronavirus.

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I flag dress delle celeb

di Ilaria Perrotta (vanityfair.it, 30 marzo 2020)

C’è una sottile linea-à-porter tra patriottismo, messaggio politico/sociale e moda. E passa dagli abiti bandiera avvistatissimi da sempre sulle celeb che li sventolano su red carpet, passerelle, festival e palcoscenici e, in tempi più recenti, Instagram. Proprio del flag dress più famoso della Storia – quello con la Union Jack, la bandiera britannica, entrato nel gotha degli abiti iconici insieme al Jungle di Jennifer Lopez, al Revenge di Lady Diana e al Versace con le spille da balia di Liz Hurley – è tornata a parlare colei che lo ha reso leggenda, Geri Halliwell.

Getty Images
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Lewis Hamilton contro il silenzio della Formula 1 sull’uccisione di George Floyd

di Enzo Boldi (giornalettismo.com, 1° giugno 2020)

Negli Stati Uniti proseguono le proteste, arrivate fino alla Casa Bianca, dopo l’uccisione di George Floyd. Il mondo si è indignato per quel che è successo la scorsa settimana a Minneapolis, ma c’è anche chi non si è espresso. Tra i tanti a rimanere in silenzio c’è il mondo della Formula 1, oggetto di un’aspra critica da parte del Campione del Mondo in carica. Lewis Hamilton su George Floyd sottolinea come le star del paddock non abbiano proferito parola su quel che è successo, sottolineando come l’intero Circus sia in mano ai “bianchi”.LewisHamilton Continua la lettura di Lewis Hamilton contro il silenzio della Formula 1 sull’uccisione di George Floyd

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La rabbia di Taylor Swift contro Donald Trump

di Mario Manca (vanityfair.it, 30 maggio 2020)

Se c’è una cosa che alcuni rimproveravano a Taylor Swift negli anni passati era di non schierarsi dal punto di vista politico. La popstar inizialmente pensava che a parlare dovesse essere solo la sua musica, ma l’elezione di Donald Trump a presidente degli Stati Uniti l’ha portata a prendere posizioni nette in favore del fronte democratico. Dapprima con il sostegno a Hillary Clinton nella campagna presidenziale e poi con una serie di critiche alla politica di The Donald in materia di immigrazione e diritti delle minoranze, incitando i giovani a fare la differenza.TaylorSwift_vs_DonaldTrump Continua la lettura di La rabbia di Taylor Swift contro Donald Trump

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Trump vara la stretta sui social, Twitter segnala un altro suo post

di Rita Lofano – Arcangelo Rociola (agi.it, 29 maggio 2020)

Donald Trump vara la stretta sui social, accusati di essere un monopolio e di fare politica contro i conservatori. «Siamo qui per difendere la libertà di parola», ha dichiarato il presidente americano, firmando l’ordine esecutivo che mira a togliere lo scudo penale alle piattaforme accusate di censura. «Un piccolo gruppo di potenti social media in monopolio controlla una vasta porzione di tutte le comunicazioni pubbliche e private negli Stati Uniti» ha attaccato il tycoon, denunciando «un potere incontrollato nel censurare, ridimensionare, editare, delineare, nascondere, alterare virtualmente ogni forma di comunicazione tra privati cittadini o con audience ampie di pubblico».

Emanuele Fucecchi
Emanuele Fucecchi

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La tv fa il consenso e detta l’agenda, i social seguono

(adnkronos.com, 28 maggio 2020)

Dall’avvio dell’emergenza Coronavirus si è molto dibattuto dell’utilizzo (a volte anche improprio o eccessivo) dei social da parte dei politici per la gestione della comunicazione. L’uso intenso e sicuramente proficuo delle nuove tecnologie si può misurare facilmente prendendo come punto di riferimento i leader che hanno avuto un’esposizione mediatica maggiore in questo periodo. È il caso, per fare l’esempio più lampante, di Giuseppe Conte.conte_dati Continua la lettura di La tv fa il consenso e detta l’agenda, i social seguono

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Twitter si comporta da editore, e per Trump non è una buona notizia

di Claudio Giua (huffingtonpost.it, 27 maggio 2020)

Il 6 novembre, nel terzo anniversario della sua elezione alla presidenza degli Stati Uniti, Donald Trump superò il record dei record: aver scritto più parole nei suoi tweet di quante ne aveva usate James Joyce nell’Ulysses (pare fossero 265.222). Twittare è di gran lunga l’attività più onerosa di ogni giornata di Potus, l’acronimo con il quale viene identificato l’inquilino della Casa Bianca nelle comunicazioni di servizio.

Aurich Lawson / Getty Images
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George Floyd, tensioni a Minneapolis. LeBron James: «Ecco perché protestiamo»

(quotidiano.net, 27 maggio 2020)

Tornano in primo piano le tensioni razziali negli Stati Uniti, dopo che ieri un afroamericano – George Floyd, 46 anni – è stato ucciso da un agente di polizia che l’ha soffocato bloccandolo a terra e premendogli il collo con un ginocchio. «Lasciatemi, non riesco a respirare…» sono state le sue ultime, drammatiche parole. L’intera sequenza è stata filmata da una passante in un video choc che adesso scuote gli Usa.

LeBron James via Instagram
LeBron James via Instagram

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Le mascherine diventano trendy

di Simona Zappulla (agi.it, 2 maggio 2020)

Da protezione anti Covid a oggetto del desiderio fashion, specie se con logo in vista. È quella che in gergo viene chiamata “luxury face mask”. La mascherina si reinventa: nei prossimi mesi non sarà più banalmente bianca o verde chirurgica, e rappresenterà anche un nuovo business per gli stilisti italiani che, dopo le perdite da lockdown, punteranno anche su questo.

Getty Images
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“De Luca Run”: il nuovo videogioco di Vincenzo Bros

di Luca Marconi (corrieredelmezzogiorno.corriere.it, 22 maggio 2020)

Si contano a centinaia le parodie o i meme a lui dedicati, ma così non si era mai visto e se è un gioco è altamente professionale, persino “educativo” e di sicuro piace al punto da mandare in tilt il server della Digilab Software. Il governatore “terribile” Vincenzo De Luca stavolta veste i panni del mitico Mario Bros, l’operaio aggiusta-tutto icona dei videogame dai primordi.

Digilab Software
Digilab Software

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