Da che mondo è mondo, una volta insediati, i presidenti americani amano personalizzare il proprio ufficio, lo Studio Ovale. Donald Trump non è stato da meno. Il problema è il risultato, che pare uscito da un episodio di Mtv Cribs.
di Alessandra Paudice (vanityfair.it, 4 maggio 2025)
La cosiddetta Mar-a-Lago face, di cui si è iniziato a parlare sin dall’inizio del secondo mandato di Donald Trump, indica un particolare volto delle donne (e degli uomini) che circondano il presidente degli Stati Uniti, definito da un glamour artefatto ed esagerato. Trend di cui si parla con ironia sui social, ma che di fatto è davvero il segno dei tempi.
di Mariahelena Rodriguez (huffingtonpost.it, 5 settembre 2025)
Nonostante la guerra contro l’Ucraina, a Mosca la vita quotidiana sembra andare avanti: i negozi alzano le serrande, i bambini vanno a scuola. In un video del New York Times, Ivan Nechepurenko racconta che, a tre anni e mezzo dall’inizio del conflitto, i suoi segni vanno cercati nei punti di reclutamento e nelle campagne pubblicitarie diffuse in città.
di Giorgia Olivieri (vanityfair.it, 8 settembre 2025)
C’è un appuntamento nell’agenda reale svedese in cui la regina Silvia e Victoria di Svezia si vestono tassativamente di bianco e nero. Si tratta dell’apertura del Parlamento, una cerimonia prevista a settembre, in cui re Carlo Gustavo, accompagnato dalla sua famiglia, dà formalmente inizio alla sessione dei lavori.
Con le prime quattro puntate della sua 27ª stagione, cominciata a fine luglio, South Park è tornata a essere una delle serie più discusse e rilevanti del momento grazie al modo in cui mette in ridicolo Donald Trump e la sua amministrazione, e al commento che fa dei più recenti cambiamenti nella società americana e occidentale in generale. In queste settimane la serie animata di culto creata da Trey Parker e Matt Stone è di gran lunga la più vista su Paramount+.
Nessun onore per il capitano Miller. Del resto è così fin dall’inizio della storia: tutti hanno bene in mente il nome del soldato Ryan, che compare per pochi minuti alla fine del film di Steven Spielberg e nessuno quello dell’ufficiale interpretato da Tom Hanks che lo interpreta. Ora la storia si ripete.
di Valerio Sammarco (cinematografo.it, 6 settembre 2025)
Lo scorso maggio il Festival di Cannes premiava con la Palma d’Oro Jafar Panahi, cineasta dissidente iraniano. La giuria dell’82ª Mostra di Venezia, presieduta dal regista americano Alexander Payne, avrebbe potuto dare un segnale fortissimo, anteponendo l’urgenza, la necessità di un grido come quello portato al Lido da The Voice of Hind Rajab di Kaouther Ben Hania, film che ha letteralmente sconvolto la Mostra, alle ragioni del (solo) merito artistico.
Mario Adinolfi sembra averci preso gusto con gli show televisivi targati Mediaset. Dopo l’esperienza che lo ha visto protagonista all’Isola dei famosi, l’ultima ambizione del giornalista e politico romano è quella di fare l’opinionista nel dating show di Maria De Filippi, Uomini e Donne.
Nella trilogia del Signore degli Anelli, i Palantíri sono delle sfere magiche grazie alle quali è possibile comunicare a distanza con chiunque ne stia osservando una a sua volta. Sono rarissime ed estremamente resistenti: il loro nome significa “coloro che sorvegliano da lontano”.
Scusate se anche oggi, come non dico ogni giorno ma ogni settimana più volte a settimana, sono qui a comunicarvi che state mancando il punto, ma: anche nello scandaletto con cui vi siete baloccati negli ultimi giorni d’agosto, anche nel commentare quello avete mancato il punto. È infatti accaduto che un tennista polacco che non avevo mai sentito nominare e che mi sembra impossibile da scrivere senza refusi, Kamil Majchrzak, sia dopo una partita agli US Open andato verso gli spalti, abbia firmato autografi con la poca attenzione con cui i famosi accondiscendono alla disperazione di chi chiede autografi, mentre firmava abbia visto davanti a sé un bambino, si sia tolto dalla testa il cappellino e gliel’abbia allungato.