Oscar 2025: Israele contro la vittoria di “No Other Land”

Ap

di Veronique Viriglio (agi.it, 3 marzo 2025)

Il ministro della Cultura di Israele, Miki Zohar, denuncia la vittoria agli Oscar del documentario palestinese-israeliano No Other Land [scritto, prodotto, diretto e montato da un collettivo israelo-palestinese composto da Basel Adra, Yuval Abraham, Rachel Szor e Hamdan Ballal nel 2024 – N.d.C.] perché «distorce l’immagine di Israele nel mondo». Il duro j’accuse di Zohar è arrivato con un messaggio su X a poche ore dal trionfo a Los Angeles del film che documenta le demolizioni effettuate da Israele nel villaggio palestinese di Masafer Yatta, in Cisgiordania.

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Quando Hollywood alza la voce: i discorsi più politici agli Oscar

Getty Images / iStock

di Monica Coviello (vanityfair.it, 2 marzo 2025)

Dietro la patina dorata di Hollywood, gli Oscar sono sempre stati anche un palcoscenico per le istanze politiche, un riflettore acceso sulle questioni sociali del momento. Dai discorsi appassionati alle scelte di premiazione, l’Academy Awards ha spesso rappresentato un termometro delle tensioni e dei cambiamenti nella società, dimostrando che il cinema è anche una forma di espressione e di protesta.

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La macchina da soldi del Maga

Ph. Elijah Nouvelage / Afp via Getty Images

di Ugo Barbàra (agi.it, 25 febbraio 2025)

Non solo ordini esecutivi, ma magliette, cappellini, felpe, orologi e qualunque strumento di merchandise la campagna di Donald Trump possa immaginare e vendere. Slogan come “Make Greenland Great Again”, “Gulf of America” e “Doge” sono replicati – e venduti – ovunque insieme ai cappellini neri “Dark Maga” come quello indossato da Elon Musk.

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Margini stretti

Ph. William Lovelace / Getty Images

di Guia Soncini (linkiesta.it, 19 febbraio 2025)

Una mattina del settembre del 1998 ero sulla banchina alla quale attraccano i motoscafi su cui arrivano gli attori a vendere i loro film al Festival di Venezia. Quella sera sarebbe passato The Truman Show, e su uno dei motoscafi c’era Laura Linney. Il pubblico in attesa si sgolava, Laura, Laura, e una volta scesa dal motoscafo le chiedeva autografi (allora non si chiedevano le foto: nessuno sprecava i soldi d’un rullino per sentirsi amico dei famosi).

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Michael Caine a Trump: “Datti una calmata”

(ansa.it, 1° marzo 2025)

«Trump, datti una calmata». Con tre lapidarie parole Michael Caine è stato il primo vip di Hollywood a commentare il durissimo duello di ieri nello Studio Ovale tra il presidente Donald Trump e il suo vice J.D. Vance da un lato e il presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelensky dall’altro.

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Quando Churchill andò da Roosevelt in tuta da aviatore

(quotidiano.net, 1° marzo 2025)

L’abito non fa il monaco – o, in Inglese, “Don’t judge a book by its cover” – è il proverbio dimenticato da Donald Trump. Infatti, secondo Barak Ravid, corrispondente di Axios e ben informato sui retroscena della Casa Bianca, oltre ai contrasti di natura politica ed economica, sarebbe stato l’abbigliamento con cui Volodymyr Zelensky si è presentato alla White House a indispettire il tycoon.

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L’ironia nello Studio Ovale sull’abbigliamento di Zelensky

di David Puente (open.online, 1° marzo 2025)

Durante la visita di Volodymyr Zelensky alla Casa Bianca [ieri, 28 febbraio 2025 – N.d.C.], Donald Trump ha preteso da lui elogi, gratitudine e una sorta di sudditanza. Il suo vicepresidente, J.D. Vance, ha sostenuto queste pretese, arrivando entrambi a minacciare Zelensky e il popolo ucraino se non avesse abbassato la testa di fronte al Presidente degli Stati Uniti.

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L’accoglienza alla Casa Bianca di Donald Trump a Volodymyr Zelensky

Afp

(adnkronos.com, 28 febbraio 2025)

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump riceve oggi il presidente ucraino Volodymyr Zelensky alla Casa Bianca e lo accoglie con una battuta. Zelensky, come sua abitudine, indossa una felpa delle forze armate ucraine: niente giacca, niente cravatta. Trump, in completo blu d’ordinanza con cravatta rossa, a operatori e giornalisti che assistono alla scena regala una battuta: «Si è vestito elegante oggi».

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Per crescere nei sondaggi politici bisogna farsi sparare?

Ph. Michael Evans – Texas Humanities

di Antonio Gurrado (ilfoglio.it, 21 febbraio 2025)

Che Paese, il Brasile! Mentre a Brasilia impazza l’inchiestona sul complotto di Bolsonaro per far fuori Lula subito dopo le scorse elezioni presidenziali, nei pressi di San Paolo impazza l’inchiestina su José Aprígio da Silva, ex sindaco di Taboão de Serra. Costui, alla vigilia delle scorse amministrative, era rimasto vittima di un attentato – non fatto secco, bensì ferito a una spalla –, ricavandone l’inevitabile ondata di sostegno ed empatia.

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La politica show non l’ha inventata Trump (e neanche Berlusconi)

Ph. Amir Arabshahi / Unsplash

di Pierluigi Battista (huffingtonpost.it, 21 febbraio 2025)

Siamo così schiacciati sul presente da pensare che nella politica tutto sia stato inventato adesso. Che siamo all’Anno Zero, che Silvio Berlusconi ha introdotto lo spettacolo nella politica, che con il trumpismo siamo al culmine del trionfo della personalizzazione della politica, che la politica è diventata irrimediabilmente schiava di codici estetici.

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