Archivi categoria: Readings on Star Politics

“Streets of Minneapolis”: Bruce Springsteen contro l’Ice

(adnkronos.com, 28 gennaio 2026)

S’intitola Streets of Minneapolis l’ennesimo grido di protesta in musica di Bruce Springsteen che oggi, mercoledì 28 gennaio, ha pubblicato un brano di protesta su quello che ha definito il «terrore di Stato» perpetrato dall’Ice a Minneapolis e sugli omicidi di Alex Pretti e Renée Good. Nella canzone il Boss canta dell’«esercito privato del Re Trump del Dhs».

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Neil Young contro Amazon e Trump: la sua musica per la Groenlandia

Ph. Amy Harris / Invision / Ap – File

(eurofocus.adnkronos.com, 28 gennaio 2026)

«Keep on rockin’ in the free world». Neil Young si rivolge agli abitanti della Groenlandia, citando uno dei suoi classici: «Continuate a suonare nel mondo libero». Nessun piano, nessuna voce, né una chitarra: questa volta, il cantautore canadese, naturalizzato statunitense, sceglie uno strumento geopolitico.

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La protesta non passa più da Hollywood ma dal country su TikTok

Ph. Christopher Polk

di Benedetta Grasso (linkiesta.it, 15 gennaio 2026)

Per chi era più o meno giovane nel marzo del 2003, ci fu una sorta di momento di spaccatura nella musica country americana, quando le Dixie Chicks (ora Chicks) criticarono apertamente la scelta di George W. Bush di dichiarare la guerra. Lontani erano i tempi di Pete Seeger, Phil Ochs o ovviamente Bob Dylan, che è emblematico nell’eludere definizioni.

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Secondo il premier slovacco Trump sarebbe “fuori di testa”

Hungarian PM’s Press Office

di Irene Soave (corriere.it, 29 gennaio 2026)

Il commento fa notizia il doppio, perché viene da uno dei più grandi sostenitori di Trump in Europa (e soprattutto delle posizioni di Trump sulla debolezza dell’Europa): Robert Fico, premier populista slovacco al quarto mandato, dodici anni di governo sempre più conservatore, si sarebbe detto «preoccupato per la salute mentale di Trump», che in un recente bilaterale a Mar-a-Lago avrebbe trovato «fuori di testa» e «pericoloso».

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Applebaum: “Sull’America incombe l’ombra del fascismo”

The Guardian / Getty Images

di Anna Lombardi (repubblica.it, 28 gennaio 2026)

«Non uso la parola fascismo con leggerezza e generalmente non mi piace per descrivere il mondo contemporaneo: perché evoca cose ben circostanziate, come le leggi razziali o i campi di concentramento. Ma temo che questa volta sia la parola corretta da usare».

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Superomismi americani

Ap / LaPresse

di Francesco Cundari (linkiesta.it, 28 gennaio 2026)

Quando un’amica più attenta e diligente di me mi ha segnalato l’articolo del New York Magazine sulla salute di Trump, sostenendo che avrei potuto riempirci l’intera newsletter di oggi, per prima cosa mi sono domandato dove avessi già visto quel titolo («Il presidente sovrumano») e dunque perché non lo avessi già letto, e magari anche commentato qui sopra.

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Un caso clinico

Unsplash

di Christian Rocca (linkiesta.it, 25 gennaio 2026)

La Gestapo personale di Donald Trump ha ucciso a Minneapolis un altro cittadino americano, Alex Pretti, un infermiere bianco e patriottico di 37 anni che stava filmando l’ennesimo rastrellamento di potenziali immigrati clandestini. È stata un’esecuzione.

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Cala il sipario sul TikTok ban

Dado Ruvic

di Valentina Neri (wired.it, 27 gennaio 2026)

ByteDance si è messa in salvo dal TikTok ban, il blocco dell’app negli Stati Uniti. A renderlo noto, nella giornata di giovedì 22 gennaio, è stato proprio il colosso cinese, che ha annunciato di aver raggiunto un accordo per scorporare le attività di TikTok negli Stati Uniti, istituendo una joint venture ad hoc insieme ad altri soggetti.

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Il gruppo di influencer trumpiani che vuole normalizzare il nazismo in America

Ap / LaPresse

di Antonio Pellegrino (linkiesta.it, 27 gennaio 2026)

Nell’America che spara ai suoi cittadini è in atto un tentativo di normalizzazione del nazismo. Non si tratta di reductio ad Hitlerum, quella per la quale è nazismo qualsiasi cosa più a destra di Bernie Sanders e Alexandria Ocasio-Cortez, ma di un fenomeno che da tempo ha preso piede nella società statunitense.

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Vietato dire “attenti al ghiaccio”

di Velia Alvich (corriere.it, 26 gennaio 2026)

Vietato dire «ghiaccio». Che non è facile se ci si prepara a una tempesta artica che proprio in queste ore sta colpendo duramente gli Stati Uniti e che coinvolge 22 Stati americani e circa 200 milioni di cittadini. Un divieto che è al tempo stesso assurdo e comprensibile. La chiave interpretativa è nella parola in inglese: ice, cioè ghiaccio.

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