A difendere Dubai ci sono anche gli influencer

Ph. Altaf Qadri / Ap

(ilpost.it, 3 marzo 2026)

Gli attacchi dell’Iran a diversi edifici particolarmente simbolici per il turismo e le opulenze di Dubai hanno provocato sia un certo panico sia diffuse minimizzazioni tra i moltissimi influencer che da anni promuovono e decantano sui social la sicurezza e il benessere della più prestigiosa città degli Emirati Arabi Uniti. Nei giorni scorsi a Dubai sono stati colpiti tra gli altri l’albergo a cinque stelle Fairmont The Palm e il celebre grattacielo Burj Al Arab, oltre ai due aeroporti principali della città, dove sono rimasti bloccati migliaia di stranieri, anche italiani.

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Donne, calcio e dissenso: la Nazionale femminile iraniana non canta l’inno in Coppa d’Asia

Ansa – Epa

di Carlo Federico Ferrero (sprintesport.it, 3 marzo 2026)

C’è un attimo, prima del fischio d’inizio, in cui il rumore del calcio scompare. Al Gold Coast Stadium di Queensland, la notte del 2 marzo 2026, le giocatrici dell’Iran restano immobili: lo sguardo fisso, le labbra serrate, nessun canto.

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“Troppo politiche”: l’Ipc boccia le divise ucraine alle Paralimpiadi

@tribunaua via X

di Giulia Riva (ilsole24ore.com, 3 marzo 2026)

L’abito non fa il monaco, ma – a quanto pare – ancora una volta fa politica. Almeno stando a quanto stabilito dal Comitato Paralimpico Internazionale (Ipc), che ha vietato agli atleti ucraini d’indossare la divisa cerimoniale pensata per partecipare alle Paralimpiadi di Milano Cortina 2026, al via venerdì 6 marzo con la Cerimonia d’apertura all’Arena di Verona.

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Ariston, specchio del Paese

Ap Photo / LaPresse

di Angelo Argento (linkiesta.it, 2 marzo 2026)

Venerdì sera, sul palco dell’Ariston, due donne si sono baciate. Non è durato molto, abbastanza, però, per sparire quasi subito dalla regia, un taglio, un altro piano, avanti. Come se qualcuno avesse avuto un riflesso condizionato più veloce del coraggio.

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Sal da Vinci, che fastidio

Ph. Daniele Venturelli / Getty Images

di Paola Italiano (lastampa.it, 1° marzo 2026)

Era dai tempi del piccione di Povia che non mi sentivo così. Qualcosa di simile l’ho riprovato solo quando hanno eletto Trump la prima volta, che fino all’ultimo pensavo: ma figurati se vince uno così. Nella prima puntata di questa newsletter spiegavo che per molto tempo il mio amore per il Festival di Sanremo è stato un guilty pleasure.

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Trump vuole il suo ritratto su una moneta d’oro

Ph. Daniel Torok

di Alessandra Baldini (ansa.it, 26 febbraio 2026)

Il presidente Donald Trump sta cercando di far coniare alla Zecca americana una moneta da un dollaro col suo ritratto e nel suo colore preferito – l’oro –, ma un oscuro comitato federale gli sta mettendo i bastoni tra le ruote. La moneta – secondo quel che riporta il New York Times – dovrebbe esser pronta in tempo per le celebrazioni dei 250 anni della Dichiarazione d’Indipendenza, il prossimo 4 luglio.

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Quando Sanremo non se lo filava più nessuno

di Paolo Conti (corriere.it, 23 febbraio 2026)

So che può sembrare incredibile, raccontandolo in questi anni in cui il Festival di Sanremo catalizza l’attenzione della maggioranza degli italiani con ascolti televisivi record e cancella dai palinsesti ogni concorrenza destinata a perdere. Ma c’è stata una stagione in cui la gara canora nazionale quasi sparì dai teleschermi, nell’indifferenza generale.

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Berlinale 2026: il controllo della politica sull’arte e la libertà di parola

Berlinale

di Cristina Piccino (ilmanifesto.it, 26 febbraio 2026)

Chi aveva già annunciato, come diversi media tedeschi, Bild in testa, il suo licenziamento, sarà rimasto deluso. Per ora Tricia Tuttle rimane alla direzione della Berlinale, anche se dopo la riunione di crisi del consiglio di sorveglianza della Kbb GmbH presso la Cancelleria federale, chiesta dal ministro della Cultura Wolfram Weimer, a quanto comunicato dal portavoce dello stesso «i colloqui sull’orientamento della Berlinale proseguiranno nei prossimi giorni».

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Dalla diva al ministro, la “grande dinastia” dei Lollobrigida

di Tommaso Labate (corriere.it, 22 febbraio 2026)

«La rivalità con Sophia Loren? L’ha creata quella che è arrivata dopo, è chiaro», diceva quand’era già avanti con gli anni a proposito della disfida nel cuore degli italiani con l’altra super-diva del cinema italiano, più giovane di lei di sette anni, alla quale dava ovviamente la colpa del dualismo di celluloide per antonomasia, quantomeno per la nostra storia patria.

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La Russa su Pucci, una triste parodia del trumpismo

di Francesco Cundari (linkiesta.it, 24 febbraio 2026)

L’incipit è fenomenale, oltre Age e Scarpelli, oltre Sonego, oltre Flaiano: neppure i più grandi sceneggiatori della commedia all’italiana sono mai arrivati a concepire qualcosa di simile. Il presidente del Senato, Ignazio La Russa, che guarda in camera e attacca così, senza tanti preliminari: «Ho visto nei video la conferenza stampa di Carlo Conti su Sanremo e ha correttamente detto che Pucci era stato invitato senza pressione da parte di alcuno, per sua scelta…».

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