Kimmel, Cooper, Colbert e gli altri: giro di vite sui nemici di Trump

Cbs

di Martino Mazzonis (huffingtonpost.it, 18 febbraio 2026)

In principio fu Jimmy Kimmel, poi vennero tutti gli altri. Le pressioni sul mondo dell’informazione da parte dell’amministrazione Trump e dei suoi alleati, spesso miliardari e padroni di media, si fanno asfissianti. Sembra passato molto tempo, ma sono passati pochi mesi.

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L’Impero colpisce ancora, il nuovo partito dell’estrema destra polacca

jaroslaw.kujawski.7 via Instagram

(ilpost.it, 24 febbraio 2026)

A un anno dalle elezioni parlamentari in Polonia, nell’estrema destra polacca è nato un nuovo partito che si chiama come il secondo film della saga di Guerre stellari, Imperium Kontratakuje (L’Impero colpisce ancora, uscito nel 1980), ma che di fatto non è una forza politica nuova: è un rebranding di un altro partito che si chiamava come il primo film della saga, Nowa Nadzieja (cioè Una nuova speranza, uscito nel 1977), e che nel novembre del 2025 un tribunale aveva escluso dai registri dei partiti politici per non aver presentato il rendiconto finanziario per l’anno precedente.

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A Berlino vince il cinema politico

Afp

di Fulvia Caprara (lastampa.it, 21 febbraio 2026)

In un crescendo di prese di posizione e dichiarazioni politiche, la giuria della Berlinale guidata da Wim Wenders ha attribuito questa sera l’Orso d’Oro al film di İlker Çatak Yellow Letters (in Italia sarà distribuito da Lucky Red), parabola contro il totalitarismo in cui una celebre coppia di artisti turchi, caduta in disgrazia presso il governo, precipita in una spirale di ricatti e controlli che finirà per travolgere la loro stessa relazione.

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“Sempre troppo e mai abbastanza”: il peso del nome Trump

Ph. Carlo Allegri / Reuters

di Mary L. Trump* (linkiesta.it, 20 febbraio 2026)

Il mio cognome mi è sempre piaciuto. Negli anni Settanta, quando frequentavo i campi estivi di vela, tutti mi chiamavano soltanto Trump. Per me era un motivo di orgoglio, non perché fosse sinonimo di potere e palazzi (anzi, all’epoca la mia famiglia la conoscevano solo a Brooklyn e nel Queens), ma perché in quel suono c’era qualcosa che si confaceva alla me di sei anni, una bambina tosta che non aveva paura di niente.

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La faccia e il nome di Trump sono un po’ dappertutto

Ph. Jessie Wardarski / Ap – File

(ilpost.it, 16 febbraio 2026)

Nel corso dell’ultimo anno abbondante di presidenza, Donald Trump ha messo il suo nome su tantissime cose: edifici, istituzioni, programmi governativi, biglietti di attrazioni turistiche. Ha anche promosso la sua immagine in maniera incessante, sui social media, con slogan e manifesti con la sua faccia.

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Con Trump e Putin torna la condanna psichiatrica

wine_bibble via Instagram

di Gilberto Corbellini (huffingtonpost.it, 14 febbraio 2026)

Alcuni intellettuali, comodamente accampati negli studi televisivi e negli spazi pubblici ben riscaldati, argomentano in piena libertà (senza censure politiche) che le responsabilità dell’Occidente e della Nato nella guerra tra Russia e Ucraina non sarebbero inferiori a quelle di Vladimir Putin e che, in realtà, quest’ultimo vorrebbe la pace più seriamente dei leader occidentali.

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Stretta su Telegram: il Cremlino spinge verso l’app statale Max

NurPhoto / Getty Images

di Lucia Bellinello (wired.it, 19 febbraio 2026)

«La Russia sta limitando l’accesso a Telegram nel tentativo di costringere i propri cittadini a passare all’app Max, controllata dallo Stato e creata per la sorveglianza e la censura politica». Con questo post, pubblicato il 10 febbraio, il fondatore di Telegram Pavel Durov ha denunciato pubblicamente le restrizioni adottate dalle autorità russe contro una delle piattaforme di messaggistica più usate nella Federazione Russa.

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Trump contro Ue: il nuovo squarcio atlantico è sul digitale

freedom.gov

di Angela Mauro (huffingtonpost.it, 19 febbraio 2026)

Il 14 febbraio scorso, a Monaco, Marco Rubio ha sottolineato i legami degli Usa con l’Europa, senza arretrare sulla cultura Maga, strumento di battaglia anche anti-europeo per l’amministrazione Trump. Poco dopo, il Segretario di Stato americano volava in Ungheria a fare campagna elettorale per il sovranista Viktor Orbán, il nemico interno delle istituzioni di Bruxelles.

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L’algoritmo di X sposta opinioni (e voti) a destra

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di Arcangelo Rociola (repubblica.it, 18 febbraio 2026)

Non un semplice organizzatore di contenuti. Ma un motore di propaganda. Capace di rimodellare in modo permanente le opinioni degli utenti. E in un’unica direzione politica: quella della destra conservatrice.

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