C’è anche Gianni Infantino, presidente della Fifa, seduto nel Board of Peace guidato da Donald Trump. Nel primo meeting dell’organismo creato dal presidente degli Stati Uniti, tra i leader di numerosi Paesi spicca anche il numero 1 della Federcalcio mondiale.
La Berlinale 2026 si trova al centro di una nuova controversia internazionale dopo la decisione della regista tunisina Kaouther Ben Hania di rifiutare un premio durante la cerimonia Cinema for Peace, evento collaterale al Festival internazionale del Cinema di Berlino. L’autrice del documentario The Voice of Hind Rajab ha scelto di non ritirare il riconoscimento “Most Valuable Film”, lasciando il trofeo nella sala della premiazione.
Oltre ottanta attori, tra cui Javier Bardem, Brian Cox e Tilda Swinton, e registi, tra cui Adam McKay, Fernando Meirelles e Mike Leigh, hanno firmato una lettera aperta in cui condannano il «silenzio» del Festival del cinema di Berlino sul «genocidio dei palestinesi» di cui accusano Israele nella Striscia di Gaza e la «censura» degli artisti che ne parlano apertamente.
di Arianna Finos (repubblica.it, 13 febbraio 2026)
Alla Berlinale si apre un caso politico dopo le dichiarazioni rilasciate da Wim Wenders e altri membri della giuria all’incontro con la stampa, in merito alle domande sul conflitto a Gaza. La scrittrice Arundhati Roy ha inviato un duro comunicato in cui rinuncia ad andare alla rassegna tedesca dopo l’invito a non affrontare temi politici fatto dal presidente di giuria.
Nemo, vincitore dell’Eurovision Song Contest dello scorso anno, ha annunciato che restituirà il trofeo del 2024 in segno di protesta contro la partecipazione di Israele, motivo che ha già spinto cinque Paesi a ritirarsi. «Non sento più che questo trofeo appartenga al mio scaffale», ha scritto il cantante svizzero su Instagram.
di Paolo Tomaselli (corriere.it, 20 novembre 2025)
Sono trascorsi 3 anni da quel monologo di 61 minuti, alla vigilia del Mondiale in Qatar, con il quale Gianni Infantino entrò sulla scena della politica internazionale: «Oggi mi sento qatarino, arabo, africano, gay, disabile, mi sento un lavoratore migrante». Eppure la sua raccomandazione più accorata, in quel discorso che spaziava dal bullismo subìto da bambino figlio d’immigrati in Svizzera fino all’ipocrisia dell’Europa neocolonialista, era di segno opposto: «Pensate solo al calcio, please, please, please».
L’elezione di Zohar Mamdani a sindaco di New York ha scatenato le reazioni più disparate, ma forse la più inaspettata è stata quella di Debra Messing. L’attrice, famosa soprattutto per aver interpretato la protagonista femminile della sit-com di culto Will & Grace per 8 stagioni più 3 di revival, non ha mai nascosto la sua diffidenza e sfiducia nei confronti di Mamdani, che a suo avviso non avrebbe l’esperienza necessaria per guidare una città complessa come New York City.
di Nicoletta Cottone (ilsole24ore.com, 13 maggio 2025)
La prima auto del Papa è datata 1909: una Itala 20/30, regalata a Pio X dall’arcivescovo di New York. Ma Pio X a bordo non vi salì mai, perché era contrario all’uso degli autoveicoli a motore. E, come lui, Benedetto XV non utilizzò mai automobili.
Durante l’incontro in Egitto di lunedì [13 ottobre] sul futuro della Striscia di Gaza, i leader internazionali sono andati uno a uno a stringere la mano al presidente statunitense Donald Trump e a farsi fotografare con lui. A un certo punto ci è andato anche Gianni Infantino, il presidente della Fifa, l’organizzazione che regola il calcio a livello mondiale.
Immaginate di essere Gavin McInnes, il fondatore degli estremisti di destra americani noti come Proud Boys, che, al funerale dell’attivista trumpiano Charlie Kirk, ha detto: «Siamo in guerra». «Con i folli idioti della sinistra non si ragiona». Dopo l’assassinio di Kirk, durante un comizio all’Università dello Utah, «al peggio ci sarà una guerra civile».