Archivi tag: propaganda

Trump, il re taumaturgo

AI-generated / Donald Trump via Truth

di Francesco Cundari (linkiesta.it, 14 aprile 2026)

Non sarà Gesù, d’accordo. Ma devo confessare che ieri, scorrendo la sfilza di dichiarazioni di devozione al pontefice di Roma da parte di presidente del Consiglio, ministri, parlamentari e semplici opinionisti sovranisti, sono stato sfiorato dal sospetto che anche il presidente degli Stati Uniti, come si diceva del capo del governo italiano giusto un secolo fa, sia stato mandato dalla Provvidenza per regalarci la soddisfazione di un simile spettacolo.

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L’Italia ha schivato i Mondiali di Trump

Ph. Evan Vucci / Ap

di Alessandro Cappelli (linkiesta.it, 2 aprile 2026)

Certe volte il calcio non sembra proprio uno sport come tutti gli altri. Somiglia più a una serie tv in stile Black Mirror o a un inquietante quadro dell’ultimo Goya. Lo stiamo vedendo con il percorso di avvicinamento ai Mondiali 2026, ospitati dagli Stati Uniti, con una partecipazione minore di Canada e Messico.

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Danny Bones, il rapper che infiamma l’estrema destra inglese

AI-generated / The Node Project via YouTube

di Paolo Armelli (wired.it, 30 marzo 2026)

Testa rasata, bomberino col risvolto trapuntato, jeans e stivali: Danny Bones incarna già nel look lo stereotipo di quelli che un tempo venivano definiti skinhead, e più in generale del militante working class di estrema destra nelle periferie britanniche. Bones, per di più, è un rapper il cui seguito on line sta crescendo piuttosto rapidamente (anche se, bisogna dire, con numeri non stratosferici) proprio per la sua aderenza a una propaganda nazionalista e razzista.

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Jessica Foster non esiste

AI-generated / Jessica Foster via Instagram

di Michela Rovelli (corriere.it, 22 marzo 2026)

Bionda, bellissima, sempre sorridente. Si riprende mentre gioca con le colleghe sulle brandine della base in cui lavora, su una nave da guerra in viaggio nella missione Epic Fury o elegantissima mentre parla in pubblico.

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Belle arti o ars belli?

Ph. Marco Mason

di Katia Margolis (huffingtonpost.it, 23 marzo 2026)

Le guerre non si combattono soltanto con missili e droni, ma anche con narrazioni e simboli. La crescente controversia suscitata dalla decisione della direzione della Biennale di Venezia di consentire alla Federazione Russa di partecipare con una sua esposizione dimostra come lo spazio culturale possa diventare parte di una più ampia lotta geopolitica.

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L’establishment russo ha paura di Cheburashka

Getty Images

(ilpost.it, 18 marzo 2026)

Cheburashka, un popolare personaggio della letteratura per ragazzi sovietica, è diventato oggetto delle critiche di influenti membri conservatori della Duma e di intellettuali vicini al presidente Vladimir Putin, che lo accusano di promuovere valori progressisti e incompatibili con il nazionalismo russo, e di distogliere l’attenzione dei cittadini da questioni più urgenti, come la guerra d’invasione in Ucraina.

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“Scare Out”: Pechino arruola il regista di “Lanterne rosse”

Ap / LaPresse

di Gabriele Carrer (linkiesta.it, 17 marzo 2026)

Quando un film d’apertura del Capodanno cinese viene «guidato e creato» dal ministero della Sicurezza di Stato (ovvero l’intelligence di Pechino) e incassa 160 milioni di dollari in due settimane, vale la pena chiedersi cosa stia succedendo davvero. Non tanto al botteghino, quanto nella strategia comunicativa di un’agenzia che per decenni ha fatto dell’invisibilità la sua cifra distintiva.

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Nemici sotto i piedi: la propaganda nei sandali di Tutankhamon

Getty Images

di Paola Panigas (focus.it, 12 febbraio 2026)

Quando l’archeologo Howard Carter aprì la tomba di Tutankhamon nel 1922, si trovò davanti a un tesoro inestimabile. Tra maschere d’oro e carri da guerra, c’era però un dettaglio di vita quotidiana: circa 80 paia di calzature.

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La politica che adesso imita le fiction

di Aldo Grasso (corriere.it, 8 marzo 2026)

La realtà fa binge-watching. Melania Trump presiede una seduta all’Onu: la prima First Lady in carica a farlo nella storia del Palazzo di Vetro. Non è vero. La prima è stata Claire Underwood, nella terza stagione di House of Cards.

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“Per sempre sì” di Sal da Vinci colonna sonora del referendum?

a cura di Francesco Raiola (fanpage.it, 10 marzo 2026)

Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia vorrebbero usare Per sempre sì di Sal da Vinci, canzone vincitrice dell’ultimo Festival di Sanremo, per i comizi a supporto del sì al referendum sulla giustizia. L’ha scritto la Repubblica, che parla di una telefonata della Premier al cantante poco prima del giro di campo allo Stadio Maradona.

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