Archivio mensile:Febbraio 2026

Stretta su Telegram: il Cremlino spinge verso l’app statale Max

NurPhoto / Getty Images

di Lucia Bellinello (wired.it, 19 febbraio 2026)

«La Russia sta limitando l’accesso a Telegram nel tentativo di costringere i propri cittadini a passare all’app Max, controllata dallo Stato e creata per la sorveglianza e la censura politica». Con questo post, pubblicato il 10 febbraio, il fondatore di Telegram Pavel Durov ha denunciato pubblicamente le restrizioni adottate dalle autorità russe contro una delle piattaforme di messaggistica più usate nella Federazione Russa.

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Trump contro Ue: il nuovo squarcio atlantico è sul digitale

freedom.gov

di Angela Mauro (huffingtonpost.it, 19 febbraio 2026)

Il 14 febbraio scorso, a Monaco, Marco Rubio ha sottolineato i legami degli Usa con l’Europa, senza arretrare sulla cultura Maga, strumento di battaglia anche anti-europeo per l’amministrazione Trump. Poco dopo, il Segretario di Stato americano volava in Ungheria a fare campagna elettorale per il sovranista Viktor Orbán, il nemico interno delle istituzioni di Bruxelles.

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L’algoritmo di X sposta opinioni (e voti) a destra

Ap Photo

di Arcangelo Rociola (repubblica.it, 18 febbraio 2026)

Non un semplice organizzatore di contenuti. Ma un motore di propaganda. Capace di rimodellare in modo permanente le opinioni degli utenti. E in un’unica direzione politica: quella della destra conservatrice.

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Nel Board of Peace c’è anche la Fifa

Ph. Saul Loeb / Afp

(adnkronos.com, 19 febbraio 2026)

C’è anche Gianni Infantino, presidente della Fifa, seduto nel Board of Peace guidato da Donald Trump. Nel primo meeting dell’organismo creato dal presidente degli Stati Uniti, tra i leader di numerosi Paesi spicca anche il numero 1 della Federcalcio mondiale.

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La politica da reality show l’ha inventata John John Kennedy

di Guia Soncini (linkiesta.it, 18 febbraio 2026)

Di solito va così: inizio a guardare una serie; è bruttissima; la finisco comunque. Perché le cose bruttissime sono un territorio intermedio tra due impegni: lavorare, e i consumi cui prestare attenzione.

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Berlinale: Kaouther Ben Hania rifiuta il premio Cinema for Peace

Ph. Ramsey Cardy / Getty Images

(tg24.sky.it, 18 febbraio 2026)

La Berlinale 2026 si trova al centro di una nuova controversia internazionale dopo la decisione della regista tunisina Kaouther Ben Hania di rifiutare un premio durante la cerimonia Cinema for Peace, evento collaterale al Festival internazionale del Cinema di Berlino. L’autrice del documentario The Voice of Hind Rajab ha scelto di non ritirare il riconoscimento “Most Valuable Film”, lasciando il trofeo nella sala della premiazione.

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Berlinale: attori e registi contestano il Festival

Luca D’Urbino / hollywoodreporter.com

di Andrea Lanzetta (tpi.it, 18 febbraio 2026)

Oltre ottanta attori, tra cui Javier Bardem, Brian Cox e Tilda Swinton, e registi, tra cui Adam McKay, Fernando Meirelles e Mike Leigh, hanno firmato una lettera aperta in cui condannano il «silenzio» del Festival del cinema di Berlino sul «genocidio dei palestinesi» di cui accusano Israele nella Striscia di Gaza e la «censura» degli artisti che ne parlano apertamente.

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“Days of Ash”, le nuove canzoni di denuncia degli U2

di Monica Guerci (quotidiano.net, 18 febbraio 2026)

Gli U2 tornano a farsi sentire (nel modo migliore) con un Ep che trasforma la musica in denuncia e testimonianza. Days of Ash, pubblicato a sorpresa questo Mercoledì delle Ceneri, 18 febbraio 2026, rappresenta il primo materiale inedito della band dal 2017.

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Michelle Obama da personaggio politico a influencer

Ph. Annie Leibovitz

di Matteo Persivale (corriere.it, 21 dicembre 2025)

«Ecco The Look, il mio nuovo libro. È qui. Sono così orgogliosa di questo progetto: questo non è soltanto un libro di bellissime foto, questo libro parla dell’importanza della diversità e dell’inclusione». Michelle Obama s’è chiamata fuori dalla vita politica, fa lo slalom tra i paletti degli appuntamenti istituzionali con la grinta dell’Alberto Tomba dei bei tempi, evita funerali e qualunque altra cosa appartenga per tradizione ai doveri istituzionali delle mogli presidenziali perché, come ha spiegato varie volte, vuole vivere la sua vita.

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Lo stile delle First Lady

Ph. Dirck Halstead / Getty Images

di Fabiana Mariani (marieclaire.it, 19 dicembre 2025)

Non esiste un’istituzione americana che unisca intimità privata e teatralità pubblica quanto la figura della First Lady, un ruolo mai codificato nella Costituzione eppure costantemente sotto i riflettori. Un ruolo che si è trasformato insieme al Paese, procedendo dal salotto settecentesco dei ricevimenti presidenziali fino alla comunicazione globale delle piattaforme digitali.

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