Bionda, bellissima, sempre sorridente. Si riprende mentre gioca con le colleghe sulle brandine della base in cui lavora, su una nave da guerra in viaggio nella missione Epic Fury o elegantissima mentre parla in pubblico.
A un certo punto del documentario di Netflix Louis Theroux: dentro la manosfera, uscito l’11 marzo, il regista fa una domanda a Harrison Sullivan, un popolare influencer palestrato, sessista e omofobo noto come HSTikkyTokky. Gli chiede perché promuova attraverso i suoi canali ragazze che producono contenuti pornografici e che lui disprezza e definisce insistentemente ripugnanti.
di Katia Margolis (huffingtonpost.it, 23 marzo 2026)
Le guerre non si combattono soltanto con missili e droni, ma anche con narrazioni e simboli. La crescente controversia suscitata dalla decisione della direzione della Biennale di Venezia di consentire alla Federazione Russa di partecipare con una sua esposizione dimostra come lo spazio culturale possa diventare parte di una più ampia lotta geopolitica.
Cheburashka, un popolare personaggio della letteratura per ragazzi sovietica, è diventato oggetto delle critiche di influenti membri conservatori della Duma e di intellettuali vicini al presidente Vladimir Putin, che lo accusano di promuovere valori progressisti e incompatibili con il nazionalismo russo, e di distogliere l’attenzione dei cittadini da questioni più urgenti, come la guerra d’invasione in Ucraina.
Gino Paoli è entrato in Parlamento nel 1987. Come eletto nelle liste del Pci alla Camera dei Deputati, aderì, com’era giusto, al gruppo della Sinistra Indipendente. Gli piaceva, o forse lo interessava, quel posto, per la storia che trasudava, per la dinamica delle discussioni e delle decisioni, per la sensazione da Deserto dei tartari che s’impadronisce delle giornate tra l’aula e il Transatlantico, sempre in attesa di qualcosa che non arriva mai.
I leader dei partiti politici danesi hanno passato insieme ventiquattr’ore per una specie di reality show, un format televisivo sperimentale di cui si è parlato molto in vista delle elezioni anticipate di martedì 24 marzo. Il programma si chiama Højskolen, dal nome delle scuole per adulti che sono una specificità del sistema educativo danese, ed è scaglionato in quattro episodi, l’ultimo trasmesso domenica dal canale Tv 2 della tv pubblica.
La mia riflessione sull’annoso tema «La Meloni non parla coi giornali e poi va ai podcast della gente tatuataaaa» non partirà da Joe Rogan (poi ci arriviamo), non partirà da Call her daddy (poi ci passiamo), non partirà neppure da Vladimir (poi arriviamo anche a quello). La mia riflessione partirà da un pezzettino di tv di domenica scorsa, su Rai 1.
Emblema della moda britannica, Burberry è stata una delle griffe preferite della regina Elisabetta II. Nel 1955, sul trono da soli tre anni, la sovrana conferì al marchio un prestigioso Royal Warrant (un mandato reale che riconosce un’azienda fornitrice ufficiale della Casa Reale) in qualità di produttore di capi impermeabili.
Funziona un po’ come con le figurine: quanti numeri di telefono di leader stranieri vale il cellulare di Donald Trump? A Washington il recapito telefonico personale del presidente è diventato una delle merci più preziose e più ricercate.
L’attore statunitense Sean Penn ha ricevuto in dono dall’Ucraina una statuetta a forma di Oscar, realizzata con metallo proveniente da un vagone ferroviario danneggiato dalla guerra, dopo aver disertato la cerimonia di domenica per visitare il Paese devastato dal conflitto. Lo riportano i media internazionali.