di Massimo Cerulo (huffingtonpost.it, 29 novembre 2025)
Perché le persone sono sedotte dalla comunicazione, spesso autoritaria e borderline, dei leader populisti? Che cos’hanno in comune il format populista e i format dei reality televisivi come quello di Temptation Island?
Lunedì è iniziato il viaggio in Cina del presidente della Corea del Sud, Lee Jae-myung. È significativo perché è il primo di un presidente sudcoreano dal 2019, e la prima visita di Stato dal 2017, e perché segna in generale una distensione nei rapporti tra i due Paesi, che si erano deteriorati durante la presidenza del predecessore di Jae-myung, il conservatore Yoon Suk-yeol (destituito e sotto processo per il tentativo d’instaurare la legge marziale a fine 2024).
L’America di Donald Trump ha smesso di fare il poliziotto del mondo per trasformarsi nel gangster del mondo. Con buona pace dei fessi, anche italiani, che spiegavano che sarebbe stato un presidente pacifista e non guerrafondaio e che avrebbe meritato il Nobel per la Pace.
di Angelo Argento (linkiesta.it, 30 dicembre 2025)
C’è un paradosso che attraversa il nostro tempo come una crepa silenziosa: la democrazia non è più sotto attacco solo dall’esterno, ma rischia di implodere dall’interno. Non per un colpo di Stato, non per i carri armati nelle piazze, ma per l’uso distorto delle sue stesse libertà.
Nella Coppa d’Africa maschile di calcio, in corso in Marocco dal 21 dicembre, il Gabon è stato eliminato dopo tre sconfitte in tre partite (1-0 contro il Camerun, 3-2 contro il Mozambico e 3-2 contro la Costa d’Avorio). La terza sconfitta è arrivata il 31 dicembre dopo che il Gabon era stato in vantaggio 2-0, risultato che avrebbe potuto consentire l’accesso agli ottavi di finale.
di Michele Mezza (huffingtonpost.it, 4 gennaio 2026)
La storia si fa nei resort. Da Sharm el-Sheikh, dove furono firmati gli accordi per una pace che non c’è a Gaza, ai saloni di Mar-a-Lago in Florida, da dove è stata monitorata l’irruzione americana a Caracas. Le sedi istituzionali sono il passato.
“Con gli Stati Uniti non si scherza”. Questo il messaggio che, in un modo o nell’altro, accomuna la raffica di meme diffusi dall’amministrazione Trump su X dopo la cattura del leader venezuelano Nicolás Maduro e il suo trasferimento negli Stati Uniti.
Negli ultimi anni, sempre più creator e personaggi pubblici hanno avviato dei progetti editoriali personali come podcast o newsletter. Alcuni di questi, nati come estensioni del proprio “brand personale”, e quindi dedicati a contenuti vicini all’attività precedente della celebrità in questione, stanno crescendo a tal punto da diventare qualcos’altro.
La storia della donna turca che vuole chiedere il test del Dna a Donald Trump per dimostrare di essere sua figlia è poco credibile solo se la si considera con la miopia delle scienze naturali; diventa invece più che vera, diventa archetipica e rivelatrice, osservandola sotto le spesse lenti della Storia.
di Christian Rocca (linkiesta.it, 29 dicembre 2025)
La repubblica americana è nata duecentocinquanta anni fa, il 4 luglio 1776 e, nonostante la terribile guerra civile della seconda metà dell’Ottocento, non ha mai sentito il bisogno di passare a una seconda, terza, quarta, quinta repubblica, com’è capitato in molti meno anni alle democrazie europee come Italia e Francia. Duecentocinquanta anni di Stati Uniti d’America e duecentocinquanta anni di un’unica repubblica.