La strana estate delle ministre che diventano star da copertina

Dalla Boschi fino alla Mogherini, le loro fotografie invadono le riviste con servizi dedicati alle vacanze

di Filippo Ceccarelli («la Repubblica», 23 agosto 2014)

Allarme rotocalchi, Sos intimità, attenti all’invasione degli ultracorpi. Mai come d’estate i giovani politici di successo e le avvenenti donne della politica finiscono in copertina. Ma poi, indipendentemente dai gufi, viene pur sempre l’inverno: e allora basta una nuova tassa, una manovrina, un taglietto lineare perché ciò che sotto il sole desta curiosità o suscita ammirazione rischi di rovesciarsi nel suo contrario. Non che manchino al momento questioni più gravi, più serie e forse anche più stuzzicanti. Ma l’altro giorno è apparsa finalmente il ministro Maria Elena Boschi in bikini e Chi ha potuto titolare: «È lei la più bella dell’estate». Continue reading

Maratone e manette, l’ostruzionismo tra fiction e realtà

I record: il senatore Thurmond parlò 24 ore come il Mr Smith di Frank Capra al cinema

di Pierpaolo Velonà («Corriere della Sera», 26 luglio 2014)

Nei Paesi anglofoni lo chiamano filibustering: un termine che evoca velieri e scorribande piratesche. In Italia quest’«arte» antica è definita ostruzionismo ma la sostanza è la stessa: fiumi di emendamenti e orazioni infinite pur di ritardare o affossare una legge. Il fenomeno non è un’esclusiva nostrana. Anzi. Negli Usa la specialità raggiunse punte di virtuosismo nel 1957 quando il senatore democratico Strom Thurmond stabilì il record mondiale parlando per 24 ore e 18 minuti nel tentativo di stroncare il Civil Rights Act. Performance memorabile con ricca aneddotica correlata. Thurmond si preparò alla maratona sottoponendosi per giorni a bagni di vapore per disidratarsi ed evitare i richiami della natura. E citò pure la ricetta dei biscotti di sua nonna. Recentemente, ha fatto rumore l’impresa della senatrice texana Wendy Davis, che ha parlato per quasi 11 ore di fila, indossando un paio di strategiche scarpe da ginnastica. Il suo obiettivo? Boicottare la legge repubblicana che intendeva proibire l’aborto dopo la ventesima settimana. In Nuova Zelanda, nel 2000, l’opposizione arrivò a presentare emendamenti scritti in maori, con inevitabili richieste di traduzione, pur di rallentare i lavori. Il cinema Usa cita il filibustering in almeno un paio di episodi.Smith

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Tatuaggi, inni (e insulti). Le celebrità si schierano sull’indipendenza scozzese

di Giuseppe Sarcina («Corriere della Sera», 24 luglio 2014)

LONDRA – James Bond, nella sua versione più classica, è a favore. J.K. Rowling, la creatrice di Harry Potter, è contro. Per la rockstar David Bowie deve essere no, assolutamente no. Per la popstar Annie Lennox, forse sì, non sa ancora bene, ci vuole pensare. Il 18 settembre in Scozia si vota per l’indipendenza, per continuare la convivenza con Londra, che dura dal 1707; oppure per diventare uno Stato indipendente, sicuramente con un’altra bandiera, probabilmente con un’altra moneta. Poche settimane fa il settimanale Economist osservava che la situazione è surreale. L’elettorato del Regno Unito si trova di fronte una scelta potenzialmente traumatica, eppure non ci sono segnali di forte mobilitazione. Nelle piazze non si vedono cortei di «secessionisti» o di «unionisti». Il tema non pare, almeno per ora, infiammare l’opinione pubblica. In compenso ci sono le star. Continue reading