Un Emmy al governatore di New York per gli show in tv contro la pandemia

di Nuccia Bianchini (agi.it, 21 novembre 2020)

Probabilmente non lo avrebbe mai pensato neppure Andrew Cuomo, il battagliero governatore di New York, che un giorno sarebbe stato insignito del più prestigioso premio televisivo degli Stati Uniti: lunedì gli verrà assegnato l’International Emmy Founders Award per i suoi interventi televisivi sulle misure contro il Covid-19. È quello che accade se la pandemia, oltre a seminare la morte, diventa anche un drammatico spettacolo. Ma c’è chi protesta. Meghan McCain, la figlia di John McCain, laurea alla Columbia University e popolare conduttrice tv, ha definito il premio al 62enne governatore italoamericano «una vergogna».AndrewCuomo-Emmy Continue reading

Divagazioni da talk show: la moda compiacente e meccanica di parlare di «politica»

di Iuri Maria Prado (linkiesta.it, 20 novembre 2020)

«La politica». «E ora vediamo la politica». «E la politica cosa fa?». «La politica dovrebbe intervenire». «La politica si metta d’accordo». Non è frasario esclusivo dell’intrattenimento trash, e ormai quella dicitura – «la politica» – è adoperata dappertutto. C’è il conto dei morti, il video degli intubati, il tweet dell’influencer anti-negazionista, l’intervista al virologismo lottizzato e poi un po’ di Trump, un po’ di Ronaldo, un po’ di meteo e infine lei, «la politica». Quell’uso disinvolto, meccanico, compiacente di una qualificazione così divagatoria denuncia un riduzionismo plebeo non migliore rispetto a quello che al bar bestemmia contro il solito magna-magna, con «la politica» che si risolve in questa cosa insieme adulata e detestabile fatta di auto blu e gente onorevole, da sputazzare o alla quale rivolgersi chiedendo «diritti» secondo che adempia bene o male al ruolo di onestà cui è stata officiata.

Pixabay

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Il colpo del clown: Trump prova a distorcere definitivamente la realtà

di Maria Laura Rodotà (linkiesta.it, 20 novembre 2020)

Se il Russiagate era stato soprannominato “Stupid Watergate” (da John Oliver di Last Week Tonight, sempre sia lodato), il tentativo di colpo di mano di Donald Trump ieri pare configurabile come un golpe covidiota. Per via del Covid e non solo. O come un clown coup, sono molti a chiamarlo così. Di certo, servirebbero i fratelli Coen a raccontarlo. Meglio, i fratelli Marx. Magari dal punto di vista dei funzionari repubblicani dell’ufficio elettorale del Michigan, che prima si sono rifiutati di certificare i risultati della Wayne County, quella di Detroit, afroamericana e democratica. Poi li hanno certificati. Ora vorrebbero cancellare la certificazione ma è complicato. Intanto Trump li ha invitati oggi alla Casa Bianca.

Ph. Brendan Smialowski / Afp – Getty Images

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Non ridete: le buffonate di Trump potrebbero essere la farsa che precede la tragedia

di Francesco Cundari (linkiesta.it, 16 novembre 2020)

Joe Biden ha preso oltre cinque milioni e mezzo di voti in più e ha vinto in quasi tutti gli Stati in bilico, compresi quelli governati dai repubblicani, che hanno garantito la correttezza del voto. Ciò nonostante non solo Donald Trump, ma anche i vertici del suo partito, con pochissime eccezioni, continuano a parlare di brogli, lanciando accuse infondate, inventando e diffondendo bufale tanto incredibili quanto pericolose – tipo quella del software mangia-voti – e rifiutandosi di riconoscere la sconfitta. Il carattere assolutamente indubitabile dell’esito elettorale, assicurato dal distacco a prova di riconteggi accumulato in gran parte degli Stati chiave, ha alimentato un atteggiamento di superiore condiscendenza nei confronti delle affermazioni e dei gesti sempre più gravi provenienti dalla Casa Bianca.

Ph. Jacquelyn Martin / Ap

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