La zuppa visiva dei rivoltosi di Washington

di Aldo Premoli (huffingtonpost.it, 16 gennaio 2021)

L’intero perimetro del Campidoglio ora è protetto da recinzioni metalliche e dai militari con armi in pugno, i militari della Guardia Nazionale questa volta sono preparati. Ma preparati sono arrivati, lo scorso 6 gennaio, anche i sostenitori di Trump: con il viso dipinto di rosso, bianco o blu, mantelli con bandiera (americana, ma anche dei Confederati o con stampato a grandi caratteri il nome Donald Trump) e abiti da supereroe; qualcuno addirittura in costume da Capitan America, qualcuno da Abramo Lincoln, c’era persino uno da aquila calva, lo stemma usato per la certificazione dei documenti pubblicati dal governo federale.

Ph. Jose Luis Magana / Ap

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Con “The Crown” torna di moda il Barbour

di Elisabetta Invernizzi (huffingtonpost.it, 26 novembre 2020)

La quarta stagione di The Crown segna anche il grande ritorno del Barbour. La giacca cerata nata nel 1894 e indossata dalla famiglia reale inglese in ogni stagione della vita, torna in voga in concomitanza con il successo della serie Netflix dedicata alla storia della regina Elisabetta II. Simbolo dell’aristocrazia inglese diventato appannaggio di un certo mondo borghese e intellettuale e poi di massa. Il boom del marchio è del 1982, quando Diana Spencer si fa fotografare in brughiera indossando un Bedale con cappuccio, “il Barbour” per eccellenza.Barbour-Diana Continue reading

Ago, filo, toppe e naftalina: le tecniche del riciclo royal

di Giorgia Olivieri (vanityfair.it, 25 giugno 2019)

E se, in questi tempi di moda usa-e-getta, ci ispirassimo alla famiglia reale inglese per porre un limite al nostro consumismo sfrenato? Sembra un paradosso ma i Windsor sono più oculati nello shopping di quello che potremmo pensare e, passando in rassegna alcune storie legate al loro guardaroba, potremmo anche riscoprirci molto più spendaccioni dei componenti della dinastia britannica. Nonostante possano permettersi qualsiasi lusso sfacciato, per loro il vestito buono è ancora un valore. La regina Elisabetta è una virtuosa del risparmio e rappresenta un faro quando si parla di riciclo degli abiti.

Getty Images

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La parità di genere dei titoli nobiliari

(ilpost.it, 21 novembre 2020)

L’Atlantic ha raccontato i tentativi di un gruppo di donne aristocratiche britanniche per cambiare le leggi sull’ereditarietà dei titoli nobiliari, che nel Regno Unito nella gran parte dei casi possono passare solo da padri a figli maschi, escludendo le donne dai titoli e dai privilegi associati. Da una parte, è una questione di parità di diritti tra uomini e donne, dall’altra è tuttavia una questione che riguarda un gruppo di persone privilegiate per definizione: e per questo, spiega l’Atlantic, trovare sostegno per la causa fuori dal circolo dell’aristocrazia britannica è molto complicato.

Ph. Matthew Lloyd / Getty Images

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“Una donna”

di Giovanni De Mauro (internazionale.it, 12 novembre 2020)

È stato un periodo impegnativo per “una donna”: è stata nominata alla guida della banca centrale giapponese, di Facebook in Africa, di una squadra di pompieri in Francia, dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, è stata eletta perfino alla vicepresidenza degli Stati Uniti. Una pagina satirica di Wikipedia segnala le volte in cui, sui mezzi d’informazione di tutto il mondo, nel titolo di una notizia si parla genericamente di “una donna” senza farne il nome. «Dopo anni di silenzio, le conquiste delle donne sono rese invisibili dall’espressione “una donna”. Non riusciamo a sapere chi ha fatto cosa, e non siamo quindi in grado di dare a queste donne il giusto riconoscimento», spiega l’attivista Sherine Deraz.

Ph. Win McNamee / Getty Images

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