Caitlyn Jenner valuta la candidatura a governatore della California

(ansa.it, 6 aprile 2021)

L’ex star dei reality Caitlyn Jenner valuta una sua possibile candidatura a governatore della California per i repubblicani. Lo riporta Axios citando alcune fonti, secondo le quali Jenner sta esaminando la possibilità insieme a dei consulenti politici. L’indiscrezione arriva mentre l’attuale governatore Gavin Newsom rischia di essere rimosso, sommerso dalle critiche per la gestione della pandemia di Covid-19. Se passerà la petizione per cacciare Newsom, i cittadini della California si troverebbero a pronunciarsi entro la fine dell’anno su un nuovo governatore. E la candidatura di Jenner, repubblicana di alto profilo, attirerebbe ancora maggior attenzione sulla corsa per la guida dello Stato più popoloso d’America.

Sport Illustrated

Sport Illustrated

Continue reading

Vivienne Westwood: 80 anni di un’icona punk, ambientalista, ribelle

di Essia Sahli (vanityfair.it, 8 aprile 2021)

Per definire l’impatto di uno stilista nella storia della moda non basta prenderne in considerazione lo stile avanguardista e innovativo, e nemmeno design e qualità sartoriale ineccepibili, per quanto importanti: per diventare un’icona dell’industria bisogna andare ben al di là di essa, radicarsi e segnare un’epoca, un cambio generazionale o una metamorfosi sociale, supportando questi processi – e spesso definendoli – proprio attraverso le creazioni. E colei che, a partire dagli anni Settanta, si è conquistata di diritto un posto nel firmamento dei fashion designer più iconici, è Vivienne Westwood. Che oggi, 8 aprile, spegne ben 80 candeline, e in grande stile: con un videomessaggio al mondo, in diretta da Piccadilly Circus. Per celebrare il suo compleanno, infatti, la designer ha presentato un cortometraggio di 10 minuti in collaborazione con Circa, intitolato Do not buy a bomb.

Ph. Ki Price / Vivienne Westwood Archive

Ph. Ki Price / Vivienne Westwood Archive

Continue reading

A Minsk la resistenza passa dal look

di Anna Zafesova (ilfoglio.it, 27 marzo 2021)

La rivoluzione è già in corso e le ragazze di Minsk sanno cosa mettersi. Le nuances Pantone della stagione politica 2020-21 sono il rosso e il bianco, i colori della bandiera della Bielorussia indipendente, quella sotto la quale Aljaksandr Lukašėnka era entrato in carica nel 1994, per poi sostituirla con il vessillo rosso e verde della Bielorussia ancora sovietica. Da allora, il dittatore vede bianco e rosso ovunque, e oggi si rischia di venire arrestate per una sciarpa. O un ombrello bianco con scritte rosse. Per un braccialetto di gomma o un nastrino legato al polso. Perfino per un rossetto. In una rivoluzione che vede le donne in prima fila, la surreale frontiera della resistenza al totalitarismo passa dal look, e dai colori. Da quando, nell’agosto scorso, il Paese è sceso in piazza contro Lukašėnka, la bandiera bianca con al centro la striscia orizzontale rossa è stata proclamata dal regime “estremista” e “fascista”.

Ansa

Ansa

Continue reading

Dopo Norvegia e Olanda, è il turno della Germania: i Mondiali in Qatar diventano un caso politico

di Andrea Distaso (calciomercato.com, 29 marzo 2021)

Il mondo del calcio fa sentire la propria voce in difesa dei diritti umani. L’inizio del cammino di qualificazione ai Mondiali del 2022, che saranno disputati in Qatar ed eccezionalmente nel periodo invernale, ha rappresentato l’occasione di dare grande risalto alle denunce portate avanti da anni dalle associazioni internazionali che hanno posto l’accento sulle gravi violazioni compiute negli Emirati. In particolare, sulla morte di circa 6.500 operai coinvolti negli ultimi undici anni nella realizzazione degli impianti che ospiteranno la manifestazione. Un grave atto d’accusa lanciato per primi dal quotidiano inglese Guardian e da Amnesty International e che ha smosso le coscienze di alcune delle federazioni calcistiche più importanti.1_Norvegia_Qatar_2022 Continue reading

L’attentato a Ronald Reagan, quarant’anni fa

(ilpost.it, 30 marzo 2021)

John Hinckley ci mise meno di due secondi a sparare tutti i sei colpi della sua calibro .22 contro il presidente degli Stati Uniti, Ronald Reagan: era il 30 marzo 1981, quarant’anni fa. Reagan aveva preso l’uscita secondaria per lasciare l’Hotel Hilton di Washington D.C., dove aveva tenuto un discorso, e stava percorrendo un breve tratto a piedi per raggiungere la sua limousine blindata. C’era una piccola folla nei pressi della limousine, e Reagan era circondato da un folto gruppo di persone, tra cui il portavoce Jim Brady e alcuni agenti di polizia e del Secret Service (l’agenzia federale che si occupa, tra le altre cose, della protezione del presidente e della sua famiglia). Hinckley, inizialmente, non aveva linea di tiro per colpire Reagan.

Ph. Ron Edmonds / Ap

Ph. Ron Edmonds / Ap

Continue reading